Gli studenti serbi puliscono l'hate speech e le scritte nazionaliste dai muri
di Giulia Mariani«Studenti terroristi», «F**k studenti delle blokade», «Il rettore dell’Università è un assassino». L’hate speech contro gli studenti, che da novembre 2024 occupavano piazze, strade e università per chiedere una Serbia più democratica, ha invaso i muri delle città durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 25 ottobre. Dopo i festeggiamenti per la vittoria schiacciante della Studteska Lista contro l’autocrate Aleksandar Vucić, migliaia di cittadini sono scesi in strada per cancellare i commenti violenti sulle facciate e pulire via, così, gli anni del regime di Vucić.
«È stata, a tutti gli effetti, un'azione collettiva, una sorta di catarsi. I nostri spazi pubblici, soprattutto a Belgrado, sono stati inondati dalla polarizzazione estrema e da insulti di ogni genere. I quartieri erano irriconoscibili e sono stati danneggiati anche edifici protetti dall’'Istituto per la protezione dei monumenti culturali della Serbia. Le persone ne erano così sopraffatte che hanno deciso di agire», racconta a VD News Sofja Todorović, direttrice della Youth Initiative for Human Rights Serbia (YIHRS), rete regionale di ONG che opera nei Balcani.
Immagini e scritte d’odio non sono un fenomeno nuovo in Serbia. Nel 2019 a Belgrado fu realizzato il primo murales dedicato al boia di Srebrenica Radko Mladić, criminale di guerra condannato dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja per genocidio e crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sepolto a settembre con le onorificenze dei funerali di Stato. Sono comparse frasi che inneggiavano l’invasione armata del Kosovo (indipendente dal 2008) o incitavano violenza contro stand up comedians anti-Vucić. È stato con le proteste studentesche, però, che l’hate speech è esploso e le scritte sui muri sono diventate “strumento di propaganda”.
«Così un paio di giorni prima delle elezioni abbiamo lanciato il progetto Rimuovere l'odio dalle strade. Vogliamo le nostre città ripulite e la street art può davvero trasformarle», spiega Todorović. YIHRS ha condiviso l’appello sui social, la Studteska Lista l’ha rilanciato su Instagram e da lì l’azione concreta di pulizia è diventata virale. La mattina del 26 ottobre in migliaia, tra studenti e residenti di ogni età, hanno iniziato a verniciare di bianco gli edifici carichi di commenti nazionalisti, rimuovere gli sticker e smaltire fisicamente la propaganda politica di Vucić, del suo partito SNS e dei suoi sostenitori. Pionirski Park, il parco antistante l’Assemblea Nazionale presidiato per venti mesi dagli hooligans pro-SNS e dalle forze di polizia, è stato liberato e i cittadini in poche ore hanno rimosso letti, baracchini, immondizia e transenne dell’occupazione. Un’attività a metà tra la cittadinanza responsabile e l’impegno politico. In breve tempo i feed si sono riempiti di bambini e anziani muniti di rulli e vernice, da Belgrado a Loznica il clean up è passato da trend ad azione di liberazione collettiva: un modo per riappropriarsi della città, renderla di nuovo bella e tornare a vivere gli spazi pubblici a lungo preclusi.
La polarizzazione fa soffrire le città, le rende più cupe e incupisce anche chi le abita: «Trovarsi ogni giorno davanti a messaggi d’odio, qualunque forma esso assuma, è demoralizzante, finisce per creare divisione - racconta a VD News l’artista 24enne Damjan Stevović, in arte Trdllo (@Sturdla, su Instagram) - Con i miei murales vivaci cerco di stimolare la positività, come se fosse un effetto farfalla». È stato lui il primo a imbracciare pennelli e tinte per coprire l’hate speech, già a luglio 2026 e con il supporto della YIHRS.
«Quando ho iniziato io - prosegue - non era ancora molto sicuro farlo. Nonostante avessi i permessi, avevo paura che qualcuno mi potesse vedere e lavoravo solo nelle ore meno illuminate. Ora, dopo le elezioni, la situazione è completamente diversa, le persone non hanno più paura: siamo insieme e possiamo coprire tutti i muri della Serbia alla luce del sole». Nelle opere originali che ha già realizzato dei fiori sbocciano dalle teste di antiche sculture greche e romane, «mi sono ispirato alle erbacce che spuntano, fendendo il manto stradale, a Belgrado - racconta - Anche noi, ora, possiamo fiorire».
Insieme al collega Djudja, Damjan ha fondato NISMO umetnici (NEUMETNOST), un movimento artistico guidato da studenti. Il nome significa "non-arte", negando la vecchia concezione dell'artista, hanno voluto crearne una nuova: l'arte è una professione, non un lusso. «Appartiene alla gente e non dovrebbe essere riservata a un'élite in base alla disponibilità economica. E questo non vale solo per la Serbia». Sotto ogni sua opera c’è scritto in cirillico: artista per il popolo.