Una sconfitta pesante per Donald Trump. Le elezioni di midterm del 3 novembre consegnano ai democratici il controllo del Congresso. La perdita di entrambe le Camere limita sensibilmente il margine di manovra del presidente: con l’opposizione in maggioranza, approvare nuove leggi sarà più difficile e i democratici potranno intensificare le indagini sull’operato della Casa Bianca. Il voto assume così il valore di un giudizio politico sulla seconda presidenza Trump.

Le midterm, letteralmente elezioni di metà mandato, si tengono ogni quattro anni, a metà del mandato presidenziale. Gli americani rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo del Senato, oltre a numerosi incarichi statali. Non si elegge il presidente, ma si decide quale partito controllerà il Congresso, che approva le leggi e il bilancio federale e controlla l’azione dell’amministrazione.

I democratici hanno conquistato seggi anche in Stati tradizionalmente favorevoli ai repubblicani. In Texas James Talarico ha superato Ken Paxton nella corsa al Senato, mentre in Ohio Sherrod Brown ha battuto Jon Husted. Tra le vittorie di rilievo figura anche quella di Roy Cooper in Carolina del Nord. A New York, Alexandria Ocasio-Cortez è stata rieletta alla Camera nel quattordicesimo distretto, tra Bronx e Queens, sconfiggendo il repubblicano Diamant Hysenaj. Tra i risultati simbolicamente più significativi c’è quello di Abdul El-Sayed in Michigan, che diventa il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Medico ed ex responsabile della sanità pubblica di Detroit, ha condotto una campagna progressista incentrata sulla sanità accessibile e sul costo della vita.

Trump ha riconosciuto le vittorie democratiche, ma ha respinto l’idea che il risultato rappresenti una bocciatura personale, attribuendo le sconfitte alle prestazioni dei candidati repubblicani. Per gli ultimi due anni del suo mandato si apre ora una stagione di negoziati più difficili e di probabile scontro con il Congresso.