Da un lato un leader autoritario e nazionalista, accusato di corruzione, al potere dal 2014. Dall’altra gli studenti, che dopo due anni di proteste partecipatissime potrebbero passare dalle strade al Parlamento. Le elezioni di domenica prossima in Serbia non hanno mezzi termini: si scontrano due idee diverse e incompatibili di futuro. 

 

Il merito di aver creato un’alternativa a Aleksandar Vučić, che è stato primo ministro e poi presidente creando un sistema di potere che sembrava inscalfibile, è delle nuove generazioni. Si sono mobilitate in massa dopo il crollo di una pensilina in una stazione ferroviaria nella città di Novi Sad, nel nord della Serbia, che ha causato la morte di 16 persone nel novembre 2024. 

 

I sospetti di corruzione dietro ai progetti ferroviari statali hanno mostrato i limiti del sistema autoritario di Vučić. Presto le proteste hanno spostato il focus dalla richiesta di giustizia per le vittime alla pretesa di un cambiamento politico. I lavoratori hanno seguito gli studenti in una mobilitazione che col tempo non ha perso slancio. Partita nelle piazze, ora si è trasformata in una proposta politica popolare: una lista che raccoglie le proposte degli studenti potrebbe vincere le elezioni. Giovedì a Belgrado 150mila persone hanno partecipato al comizio finale della campagna elettorale studentesca, in una delle manifestazioni più partecipate dall’inizio delle proteste.

 

L’esito è ancora incerto, entrambi gli schieramenti si dichiarano in vantaggio. E anche in caso di vittoria, non è detto che Vučić la conceda. Aleksandra Krstic, della Facoltà di Scienze Politiche di Belgrado, ha dichiarato all’agenzia Associated Press che «non vedo alcuna possibilità che lui ammetta la sconfitta». Lidija Miladinovic del movimento studentesco è più ottimista. «Non tutto andrà per il meglio dopo domenica, ma andrà molto, molto meglio». Essere arrivati fin qui, infatti, è già un risultato storico. La Serbia sta mostrando al resto dell’Europa che la protesta non è fine a sé stessa: può generare una proposta politica con cui il sistema è costretto a confrontarsi. Dando vita al cambiamento.