Il primo ministro britannico Andy Burnham è al centro di una polemica legata al Manchester City, giudicato colpevole da una commissione indipendente di aver violato le norme finanziarie della Premier League. Le opposizioni gli chiedono di rendere noti i rapporti avuti con la proprietà del club, riconducibile alla famiglia regnante di Abu Dhabi, negli anni in cui era sindaco dell’area metropolitana di Manchester. Tra il 2009 e il 2018 il City avrebbe fornito informazioni false sui propri conti, gonfiando i ricavi di oltre 830 milioni di sterline con contratti di sponsorizzazione finanziati in gran parte dalla società proprietaria. Il club ha presentato ricorso e le sanzioni non sono ancora state stabilite.

In un’intervista alla BBC, Burnham ha dichiarato di essere «davvero preoccupato» di perdere i proprietari, definiti un partner importante per la Manchester di oggi. Le sue parole sono state criticate perché ritenute in contrasto con l’imparzialità richiesta a un governo, mentre un portavoce dell’esecutivo ha negato l’intenzione di influenzare la commissione. Secondo Bloomberg, alcuni funzionari emiratini avrebbero avvertito l’esecutivo che sanzioni molto severe potrebbero ridurre gli investimenti degli Emirati nel Regno Unito. Proprio nelle settimane in cui i due paesi discutono il rinnovo di un accordo economico che dal 2021 ha portato oltre 30 miliardi di sterline nel Paese.

L’autorità dell’area metropolitana di Manchester ha indicato un solo incontro formale tra Burnham e il presidente del club, Khaldoon Al Mubarak, nel 2021, oltre ad alcuni inviti allo stadio. Il tabloid Sun riferisce invece di un registro degli interessi, rimosso dal sito dell’autorità, da cui risulterebbero due occasioni, nel 2017 e nel 2018, in cui Burnham fu ospite di Al Mubarak all’Etihad Stadium, oltre a due biglietti per un concerto: benefit per quasi 1.200 sterline in totale. 

L’inchiesta rischia di compromettere la credibilità di Burnham. Da quando è arrivato al Governo lo scorso luglio, il leader laburista ha fatto una buona impressione sull’elettorato puntando su posizioni chiare a difesa dei lavoratori con uno stile informale ed efficace di comunicazione.