«Non smetteremo sino a quando non ci saranno 10 miliardi sul tavolo»
Da settimane gli studenti francesi protestano contro le condizioni della scuola pubblica: classi sovraffollate, carenza di insegnanti e personale, edifici degradati, orari sempre più pesanti e un sistema di orientamento universitario, Parcoursup, accusato di aumentare pressioni e disuguaglianze. Oggi, 6 ottobre, la mobilitazione arriva a una giornata decisiva: liceali, studenti universitari e sindacati scendono in piazza in diverse città del Paese. Sono quasi 600 i licei coinvolti.
La mobilitazione, partita dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, è stata in gran parte pacifica, ma negli ultimi giorni non sono mancati scontri e episodi di violenza. Secondo il governo francese, dall’inizio delle proteste sono rimasti feriti 215 studenti, 85 membri del personale scolastico e 715 poliziotti e gendarmi. Sono inoltre dieci le indagini aperte dall’IGPN, l’ispettorato che controlla l’operato della polizia nazionale. Oltre 5mila studenti sono stati fermati.
A Lens, lunedì, un ragazzo di 15 anni ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata durante gli scontri con la polizia. Le circostanze sono oggetto di un’inchiesta: secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale, il ragazzo avrebbe raccolto una granata di tipo utilizzato dalle forze dell’ordine. «Non sono in grado di dire formalmente se il liceale abbia raccolto la granata o se questa sia stata lanciata contro di lui», ha precisato il procuratore locale.
Negli ultimi giorni sono stati documentati lanci di oggetti e altri attacchi contro gli agenti, incendi e danneggiamenti davanti agli istituti. A Belfort, secondo Le Monde, un agente in borghese è stato aggredito e avrebbe perso conoscenza.
Il governo ha annunciato nuove misure e una piattaforma di confronto con gli studenti. Ma per le organizzazioni che guidano la mobilitazione non basta: chiedono interventi strutturali e risorse immediate. E oggi la protesta prova a trasformarsi da una somma di blocchi locali in una mobilitazione nazionale. Da settimane liceali e studenti universitari protestano per chiedere più risorse per la scuola pubblica, denunciando la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, gli edifici degradati e le pressioni legate all’accesso all’università.
Oggi, 6 ottobre, alla mobilitazione si uniscono anche diversi sindacati. La giornata nazionale arriva dopo settimane segnate da scontri, arresti, feriti e indagini sull’operato delle forze dell’ordine. «Non smetteremo di mobilitarci sino a quando non ci saranno 10 miliardi sul tavolo», spiega Sabrine Kharbach, portavoce dell’Union étudiante, intervistata da BFMTV. In piazza a Parigi ci sarà anche una delegazione della Rete degli Studenti Medi del Lazio. «La presenza del sindacato studentesco del Lazio vuole riaffermare la necessità di una convergenza internazionale di fronte agli attacchi al diritto allo studio, alle politiche di definanziamento della scuola pubblica e alla repressione del dissenso giovanile», si legge in un comunicato.
«Le rivendicazioni degli studenti francesi sono le nostre» dichiara Simone Montori, Coordinatore Regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. «A Roma come a Parigi affrontiamo governi che rispondono ai giovani con tagli e precarietà. La giornata di oggi è una tappa fondamentale del percorso che ci vedrà di nuovo in piazza il 17 ottobre a Roma e in occasione dello sciopero studentesco del 20 novembre: la lotta per l'istruzione pubblica non ha confini».
Centinaia di licei sono coinvolti e cortei sono previsti in diverse città francesi: il movimento, nato dalla protesta studentesca, punta sempre più a trasformarsi in una mobilitazione nazionale.