A Berlino la sinistra radicale ha vinto spostando il baricentro della campagna su una questione molto concreta: quanto costa vivere in città. Die Linke, guidata dalla 45enne di origini turche Elif Eralp, ha ottenuto il 25,7%, più del doppio rispetto al 2023 e il miglior risultato della sua storia berlinese. La CDU, il partito di governo guidato dal cancelliere Merz, si è fermata al 18,8%, mentre l’estrema destra di AfD è salita al 16,3%. Eralp punta ora al governo della città, ma dovrà prima affrontare le trattative per una coalizione. Sarebbe la prima sindaca musulmana di Berlino.

Il successo della Linke passa soprattutto dalla casa. Tetto agli affitti, contrasto al caro-affitti, edilizia sociale e soprattutto la socializzazione delle grandi società immobiliari sono stati il cuore della campagna. Eralp ha indossato per settimane una collana con scritto Mietendeckel, “tetto agli affitti”, trasformandola in un simbolo elettorale. In campagna ha anche distribuito pasti a tre euro, promettendo di portare il modello in tutta Berlino.

Il dato più significativo è che il tema scelto dalla sinistra è effettivamente quello su cui gli elettori le hanno riconosciuto maggiore credibilità: secondo un sondaggio Infratest dimap, il 37% degli intervistati ritiene Die Linke il partito più capace di garantire abitazioni accessibili, contro l’11% per SPD e AfD e l’8% per la CDU. Berlino porta con sé una lunga stagione di mobilitazione per la casa: nel referendum del 2021, quasi il 59% dei votanti sostenne la proposta di socializzare gli immobili delle società con oltre 3.000 appartamenti. Oggi Die Linke riprende quella domanda e la porta al centro del governo della città.

Il parallelo con Zohran Mamdani a New York è inevitabile: campagne diverse, ma una grammatica simile, fondata sul costo della vita e su interventi pubblici molto concreti su affitti e servizi.  E mentre la sinistra radicale cresce a Berlino, la CDU arretra e l’AfD avanza. Nello stesso weekend l’AfD ha conquistato il primo posto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 38,3%, mentre la CDU è precipitata al 4,9%, il suo peggior risultato dal dopoguerra. Poche settimane prima, in Sassonia-Anhalt, l’AfD aveva già ottenuto il primo posto.