Per anni si è parlato di 750 mila bunker disseminati in Albania. Oggi il dato istituzionale è molto più basso. Le cupole di cemento, intanto, sono rimaste e hanno cominciato a servire ad altro.

In Albania capita ancora di incontrarle nei campi, lungo una strada o vicino al mare. A volte spuntano appena dalla vegetazione. Sono piccole cupole di cemento con una feritoia, costruite quando il regime di Enver Hoxha preparava il Paese a un’invasione dall’esterno. Quell’invasione non arrivò mai.

La loro presenza va letta dentro il progressivo isolamento dell’Albania. Dopo la rottura con la Jugoslavia di Tito nel 1948, Tirana si schierò con Mosca, per poi entrare in conflitto anche con l’Unione Sovietica. Nel 1968, dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, l’Albania formalizzò il ritiro dal Patto di Varsavia. Negli anni Settanta si deteriorò infine anche il rapporto con la Cina.

Il Museo delle Forze Armate colloca nel 1971 l’avvio politico della fortificazione del territorio. Dal 1975 cominciò la fase più intensa, proseguita fino alla metà degli anni Ottanta. Le postazioni comparvero dalle montagne alle città, fino alle coste. Il territorio intero doveva essere pronto alla guerra.

Per molto tempo si è ripetuto che fossero 750 mila. La cifra è entrata nell’immaginario legato al regime e compare anche nel titolo di Concrete Mushrooms: Reusing Albania’s 750,000 Abandoned Bunkers, il progetto di Elian Stefa e Gyler Mydyti sviluppato tra il 2008 e il 2012. Stefa ricorda che allora le informazioni disponibili erano poche e quella era la stima generalmente accettata.

Nel 2016 emerse una cifra molto più bassa, attorno alle 170 mila unità. Il Museo delle Forze Armate indica che entro il 1983 erano stati costruiti 173.371 bunker di diversi tipi, sui 221.143 programmati.

Secondo Stefa, la distanza tra le due cifre dice qualcosa anche della propaganda del regime e della capacità di amplificare la percezione delle fortificazioni, una pratica associata alle strategie di guerra. Per questo, parlando oggi del fenomeno, circa 170 mila resta la formulazione più prudente.

La guerra, però, non arrivò. Il regime finì e quei manufatti rimasero sparsi sul territorio.

Concrete Mushrooms nasce da ciò che è successo dopo. Stefa e Mydyti hanno osservato il modo in cui gli albanesi hanno cominciato a convivere con quelle strutture, studiandone gli usi e immaginandone altri. Alcuni bunker sono diventati depositi, altri piccoli locali o spazi civili. Riutilizzarli significava anche intervenire concretamente su qualcosa che la dittatura aveva imposto al paesaggio.

Frédéric Lasserre, Mia Bennett ed Enkeleda Arapi hanno individuato quattro atteggiamenti nei confronti di questo patrimonio: indifferenza, derisione, commercializzazione e commemorazione. Alcune fortificazioni vengono lasciate dove sono, altre entrano nella vita quotidiana, altre ancora vengono trasformate in luoghi della memoria. A Tirana, Bunk’Art è un esempio di questa musealizzazione.

Nel frattempo, è cambiata anche l’Albania. Nel 2025 sono stati registrati 12.466.038 ingressi di cittadini stranieri, il 6,6 per cento in più rispetto al 2024. Il dato indica gli ingressi alla frontiera e non 12,4 milioni di persone distinte, perché uno stesso individuo può essere conteggiato più volte. Resta però la misura di una crescita che ha reso il turismo sempre più presente nel Paese.

È difficile non pensare al cortocircuito con il passato. Per decenni l’Albania aveva costruito difese per tenere fuori un possibile nemico. Oggi una parte di quello stesso paesaggio viene visitata, fotografata e inserita nei percorsi turistici.

Sull’isola di Sazan questo passaggio è evidente. Si trova all’ingresso della baia di Valona, è stata a lungo sotto amministrazione militare e conserva bunker e tunnel della Guerra fredda. Nell’aprile 2017 i ministeri albanesi della Difesa e dello Sviluppo economico e Turismo firmarono un accordo per consentire l’accesso ai visitatori durante la stagione estiva.

Negli ultimi anni il futuro dell’isola ha preso una direzione diversa. Il 30 dicembre 2024 il Comitato albanese per gli investimenti strategici ha riconosciuto lo status di “investimento/investitore strategico, procedura speciale” al progetto Resorti Turistik– Ishulli i Sazanit, presentato dalla società statunitense Atlantic Incubation Partners LLC. La decisione indica un investimento previsto di 1,4 miliardi di euro, circa mille posti di lavoro e un intervento su circa 45 ettari. L’intera isola, secondo lo stesso documento, misura 562 ettari.

Il progetto è pubblicamente collegato a Jared Kushner. Ivanka Trump ne ha parlato e ne ha promosso l’idea, mentre negli atti ufficiali il soggetto richiedente resta Atlantic Incubation Partners LLC. Al 15 giugno 2026, secondo la comunicazione del governo albanese, Sazan era ancora proprietà dello Stato, i negoziati proseguivano e non era stato raggiunto un accordo finale.

Nel racconto degli ultimi mesi, però, Sazan è stata spesso accostata a Zvërnec.

La località si trova sulla terraferma, nell’area di Narta, ed è interessata da un altro sviluppo turistico attorno al quale nel 2026 si sono concentrate le contestazioni più visibili.”. Il 30 marzo è stato approvato un development permit. Il governo ha precisato che quel documento non equivale a un permesso di costruire e non autorizza l’inizio dei lavori.

L’8 settembre le proteste avevano raggiunto il centesimo giorno. Per Sazan, invece, a giugno gli investitori non avevano ancora presentato né il progetto architettonico né la relativa valutazione ambientale.

C’è poi la questione della tutela. La parte terrestre dell’isola di Sazan non è classificata come area protetta. Una parte delle acque circostanti appartiene invece al Parco nazionale marino Karaburun-Sazan. Così, nello stesso luogo, finiscono per convivere epoche molto diverse. Restano le strutture militari costruite quando l’Albania temeva chi potesse arrivare da fuori. Accanto a quelle strutture prende forma l’ipotesi di un investimento da 1,4 miliardi di euro pensato proprio per attrarre persone e capitali dall’estero.

E i bunker?

Possono essere lasciati nel paesaggio, demoliti, usati come depositi, trasformati in locali o in musei. Possono perfino ritrovarsi dentro il perimetro di un grande progetto turistico.

Le cupole, intanto, continuano a spuntare nei campi e lungo le coste. Erano state costruite aspettando una guerra. La guerra non è arrivata. Tutto quello che è venuto dopo, invece, continua a passargli intorno.