Il Ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha condannato davanti al Parlamento le violenze dei coloni israeliani, gli abitanti degli insediamenti illegali costruiti in Cisgiordania. Miliband ha annunciato delle sanzioni che vietano l’acquisto di prodotti provenienti dalle colonie. Altri 11 Paesi hanno seguito la stessa linea. Parliamo di Francia e Canada, Spagna, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia. L’Italia invece non ha aderito.

 

Con il blocco dello scambio commerciale (hanno spiegato Regno Unito, Francia e Canada) le nazioni coinvolte vogliono dare un segnale verso la tutela della soluzione a due Stati. Si tratta di quello che per molto tempo è stato considerato un obiettivo a portata di mano per mettere fine ai conflitti nella regione. Prevede la formazione di uno Stato palestinese libero e indipendente di fianco a Israele. Dopo i passi fatti in avanti con gli accordi di Oslo negli anni ‘90, decenni di guerre e scontri ne hanno minato le basi. Al momento è una soluzione sempre più lontana e impraticabile.

 

Israele ha risposto alle sanzioni dicendo che chiuderà il consolato britannico a Gerusalemme. Dall’invasione di Gaza le violenze dei coloni nei confronti dei palestinesi si sono intensificate, con una rapida escalation che nei mesi scorsi ha attirato l’attenzione di media internazionali e Paesi esteri. Finora si erano limitati a condannare gli attacchi, in certi casi annunciando piccole sanzioni mirate. 

 

Questa presa di posizione è quindi particolarmente significativa, perché per la prima volta mostra una coalizione di Paesi (principalmente europei) uniti in un’azione contro Israele. Purtroppo è una risposta tardiva. Arriva dopo i massacri di Gaza e a ridosso delle elezioni israeliane di questo autunno. Il Governo, in piena campagna elettorale, sta accelerando con la propaganda di espansione in Cisgiordania. 

 

Il noto editorialista di esteri a France Inter, Pierre Haski, parla di «una vera e propria rottura». Le sanzioni, scrive, «saranno considerate da molti largamente insufficienti, oltre che tardive. Ma quanto meno hanno il merito di segnare una svolta in una lunga storia».