La scorsa settimana circa 60mila persone, per la maggioranza di origine marocchina, sono entrate nell'exclave spagnola di Ceuta. Almeno 67 sono morte nella traversata. L'associazione marocchina per i diritti umani stima oltre 130 vittime e decine di dispersi. Tra le persone arrivate a Ceuta, ci sono tantissimi ragazzi e adolescenti. Per molti l’Europa rappresenta l’opportunità della vita, dato che il governo marocchino non è in grado di garantire un’occupazione stabile e servizi di base. Alcuni di loro erano tra le migliaia di giovani che lo scorso autunno sono scesi in piazza per chiedere più sanità, più lavoro, più investimenti nella scuola e che hanno tentato di cambiare il Marocco. 

 

Il Paese sta destinando grandi risorse alla costruzione di stadi e altre infrastrutture in vista dei mondiali del 2030, comprimendo però la spesa pubblica. Il movimento giovanile, che si è battezzato ‘GenZ 212’ è nato su Discord, fino ad approdare nelle piazze, dove a ottobre tre manifestanti sono stati uccisi dalla polizia durante una protesta organizzata ad Agadir. Dopo l’ondata repressiva, il movimento si è dissolto.

 

Il Marocco ha un'età media di 30 anni, contro i 45-48 degli Stati europei che si affacciano sullo stesso mare. Secondo un report di Marketing Analytics Africa, invece, la Generazione Z rappresenta oggi quasi il 31% della popolazione africana. Ci sono quindi oltre 428 milioni di giovani in tutto il continente, dove però fanno fatica a costruirsi un futuro. 

 

La disoccupazione giovanile è oltre il 37%, tra i più alti della regione. Oltre quattro milioni di marocchini sono senza lavoro, mentre un laureato su cinque non ha uno stipendio. Nelle aree urbane i giovani disoccupati sono il 30%. Dopo quanto avvenuto a Ceuta, il governo spagnolo ha puntato il dito contro dei presunti gruppi mafiosi. Come ricorda all’Ansa Helena Maleno, portavoce della Ong Caminando Fronteras, «Il discorso delle mafie non serve più a coprire gli effetti di politiche che hanno trasformato la mobilità in uno strumento di pressione tra Paesi». 

 

Ma soprattutto, molti dei ragazzi marocchini arrivati alla frontiera «hanno già espresso richieste di giustizia sociale nelle proteste, quelle stesse che oggi affidano all'emigrazione». Il Marocco reprime quindi la sua gioventù in piazza, per poi usarla come“carne da cannone”– e leva geopolitica per ricattare i governi europei – mandandoli a morire in mare mentre tentano di raggiungere le coste spagnole. Malgrado quei ragazzi e quelle ragazze rappresentino futuro. Schiacciare i giovani tra emigrazione forzata, repressione e disoccupazione strutturale, è una scelta politica. 

 

D’altronde, in tutto il Nord Africa, i giovani sono tra i principali motori che hanno cercato di cambiare lo status quo negli ultimi 15 anni, a partire dalle rivolte arabe. Questo, però, si traduce – qui come altrove – in movimenti giovanili molto attivi fuori dai palazzi del potere, ma esclusi dai processi decisionali. Cosa fare, quindi, quando i tuoi cittadini più giovani sono arrabbiati e delusi? 

 

Se non si vuole accontentare gli under 30 che protestano nelle strade garantendo loro i diritti umani più basilari, allora vale la pena usare i loro corpi in qualche modo. Anche perché la repressione alla lunga costa cara, soprattutto quando i ragazzi e le ragazze arrabbiate rappresentano una fetta consistente della popolazione.

 

Ci sono Stati che rapiscono e imprigionano cittadini stranieri come strumento di pressione, come ci ricorda il Venezuela con il caso di Alberto Trentini, e ce ne sono di quelli che prendono in ostaggio le vite e i sogni dei propri cittadini per ricattare altri governi. Il Marocco appartiene a quest’ultima categoria, perché incatena i ragazzi e i loro corpi a due possibilità: emigrare e – se si sopravvivere – costruire un futuro migliore, oppure morire nelle piazze.

 

La prima opzione è sicuramente la più conveniente per il governo. Del resto, un giovane cittadino marocchino rappresenta un “fastidio” e un “problema di ordine pubblico” tanto in patria quanto in Spagna o in Italia e questa è una seccatura spendibile sul piano geopolitico, nel momento in cui uno Stato europeo non si comporta come dovrebbe.


 

Qualcosa di simile a quello che abbiamo visto la scorsa settimana era già successo nel 2021, quando la Spagna aveva accolto per motivi sanitari un leader del Fronte Polisario, il movimento politico che lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Anche in quel caso, il governo marocchino aveva fatto arrivare a Ceuta migliaia di migranti, usati come strumenti di ritorsione.


 

L'Europa, intanto, si preoccupa di bloccare i confini invece di chiedersi chi li destabilizza e perché. E così i governi europei si limitano a pagare il pizzo al governo repressivo di turno.