Con il cinema il Marocco legittima il Sahara Occidentale occupato
A luglio l’artista saharawi Mohamed Sleiman Labat ha scritto un articolo sul Guardian per denunciare l'ipocrisia delle produzioni occidentali che vengono ospitate nei territori occupati del Sahara Occidentale. «Quando registi e giornalisti sahrawi cercano di documentare la vita quotidiana sotto l'occupazione marocchina, spesso rischiano di finire in carcere», racconta.
«Per il regime marocchino, una telecamera nelle mani di un sahrawi rappresenta una minaccia alla narrazione ufficiale secondo cui il Sahara Occidentale farebbe parte del Marocco – continua – Al contrario, quando celebri nomi del cinema internazionale vogliono catturare l'immagine ideale per un viaggio epico e decidono che la nostra terra è abbastanza esotica da farne il set delle scene che desiderano, vengono accolti, scortati e autorizzati ad accedervi dalle stesse autorità che, di norma, negano a noi quel diritto».
Il riferimento è l’Odissea di Nolan: le scene ambientate nell’isola in cui la ninfa Calipso blocca Ulisse per sette anni sono state girate vicino a Dakhla, nel Sahara Occidentale occupato. Da decenni il Marocco attira grandi produzioni internazionali interessate a location desertiche. Dal 2020, anno in cui il presidente Donald Trump ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul territorio, il cinema è diventato anche un’arma di propaganda.
L’Odissea è la prima grande produzione hollywoodiana ad aver fatto delle riprese nel Sahara Occidentale. Recentemente ci sono state anche produzioni minori, come la serie fantasy di Amazon The Wheel of Time. L’anno scorso invece il regista spagnolo Oliver Laxe è stato accusato di normalizzare l’occupazione marocchina. Il suo film Sirāt è infatti ambientato nei territori occupati, ma il film colloca la vicenda in un generico “Marocco meridionale, vicino alla Mauritania”, una definizione che cancella l’esistenza del Sahara Occidentale e del popolo saharawi.
Il ministro marocchino della Cultura, Mohamed Mehdi Bensaid, ha fatto visita al set de l’Odissea dichiarando che spera di «dare visibilità a Dakhla come location cinematografica». Lo sviluppo del Sahara Occidentale occupato come centro di produzioni internazionali è solo all’inizio.