Un gruppo di giovanissimi francesi è seduto su un divano nel parcheggio di un palazzo popolare mentre si sfida a colpi di opinioni su società, politica e letteratura. È il club del libro di Geronimo, ad Avignone, che sta riscontrando un grande successo sui social. I ragazzi gestiscono una pagina da 665mila follower in cui mostrano le loro battaglie. Meglio Zola o Flaubert? Adam Smith o Karl Marx? Il dibattito è concitato e in modo ironico utilizza atteggiamenti e cliché stereotipati del linguaggio di strada.

A differenza dei titoli in voga sui social, i libri al centro di @geronymonstre riprendono il canone scolastico e la produzione letteraria di cultura critica. Il gruppo si riappropria in questo modo del patrimonio culturale dal quale si sono sempre sentiti esclusi per via del contesto sociale di appartenenza.  Geronimo, 26 anni, arrivato dall’Algeria all’età di due anni insieme ai genitori, ha raccontato a Le Monde la sua infanzia segnata dagli sguardi di disprezzo che ascuola, dal medico, ovunque, venivano rivolti ai suoi genitori che non riuscivano a esprimersi in francese. Per lui, l’educazione è sempre stata una questione di classe. 

La forza del club sta nella fusione tra linguaggio colloquiale e formale, l'umorismo e i riferimenti perspicaci. A dimostrazione che borselli e tute di acetato si sposano benissimo con i libri classici, essendo entrambi espressioni culturali autonome e di valore. I ragazzi a tratti improvvisano, ma il messaggio è sempre chiaro, va dritto all’osso della questione. Il progetto viene apprezzato per la capacità di rompere gli schemi e sfatare gli stereotipi sui quartieri popolari, purtroppo molto diffusi nei media. 

Su una pagina seguita da oltre 665mila persone, un gruppo di ragazzi della periferia di Avignone si confronta sui grandi classici con un lessico della strada. Un modo per rendere accessibili autori e pensatori spesso percepiti come distanti, senza rinunciare alla complessità delle idee. I video di Geronimonstre ribaltano gli stereotipi sui quartieri popolari francesi. Tra tute di acetato, borselli e slang convivono riferimenti a Durkheim, Marx o Flaubert, dimostrando che la cultura non appartiene a un'élite. Il tono ironico e le scene improvvisate invitano chi osserva a utilizzare i grandi classici nella quotidianità, in modo versatile, nelle strade meglio che nelle librerie.