Ora Cuba chiede aiuto all’ONU per evitare un «bagno di sangue»
Durante una riunione aperta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ha rinnovato le accuse agli Stati Uniti: «si trovano in una posizione di violazione della pace e della sicurezza Internazionali e di infrazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario nei confronti di Cuba».
Il Governo de L’Avana sostiene che il blocco petrolifero imposto da Donald Trump equivalga a un blocco navale, che secondo il diritto internazionale può essere interpretato come un atto di guerra. «Si tratta di un ‘castigo collettivo’ che oggi provoca morti, come dimostra il raddoppiamento del tasso di mortalità infantile, da 4,0 a 9,9 per ogni mille nuovi nati, o la riduzione dell’aspettativa di vita dei bambini malati di cancro da un 85% a un 65%».
A margine della riunione Rodriguez ha incontrato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, a cui ha chiesto il contributo dell’ONU per evitare un'aggressione militare contro Cuba «che provocherebbe un bagno di sangue». Il Ministro cubano si è detto disponibile a continuare le interlocuzioni con l’amministrazione statunitense. Da inizio anno i vertici dei due Paesi si stanno incontrando a porte chiuse per trattare in cerca di un accordo. A patto che non ci siano «interferenze nei nostri affari interni, sistema politico né elezioni», ha specificato Rodriguez.
Durante un’intervista rilasciata al canale statunitense FoxNews il Ministro ha anche ribadito il rifiuto dell'incriminazione avviata dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro l'ex presidente, e fratello di Fidel, Raúl Castro per l'abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’ultimo intervento degli Stati Uniti in ordine di tempo per alzare la pressione su Cuba.
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