In Grecia ci sono sempre più spiagge senza lettini né ombrelloni
La Grecia amplia la rete delle spiagge “incontaminate” e rafforza i divieti su ombrelloni, lettini e strutture balneari, in un piano che punta a ridurre l’impatto umano sui litorali e contrastare al tempo stesso overtourism e perdita di biodiversità. Con una nuova decisione congiunta dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, il numero delle aree costiere sottoposte a protezione rafforzata sale da 238 a 251: si tratta di tratti di costa dove l’accesso pubblico resta libero, ma ogni attività commerciale o installazione è vietata.
Le cosiddette “Apatites Paralies”, le spiagge incontaminate greche, rientrano in un quadro normativo sempre più stringente che proibisce stabilimenti, chioschi, recinzioni, ombrelloni e qualsiasi infrastruttura temporanea o permanente che possa alterare l’equilibrio naturale. In molte di queste aree è vietata anche la sosta dei veicoli in prossimità degli accessi e le violazioni possono comportare sanzioni fino a 60mila euro. Il modello, già avviato nel 2024, si inserisce in una strategia più ampia di tutela delle coste e di gestione dei flussi turistici.
Molte delle spiagge interessate fanno parte o si trovano in prossimità della rete Natura 2000 o di parchi marini, distribuite tra terraferma e isole come Lesbo, Syros e Ikaria. L’obiettivo dichiarato è preservare ecosistemi sempre più fragili, messi sotto pressione sia dallo sviluppo antropico sia dagli effetti del cambiamento climatico, con ricadute su fauna marina, uccelli e vegetazione costiera.
La linea adottata dal governo greco si muove quindi su un doppio binario: da un lato la difesa ambientale dei litorali, dall’altro il contenimento di un turismo di massa sempre più invasivo. L’accesso resta garantito, ma con una logica di fruizione “a basso impatto”, che elimina ogni presenza strutturata e punta a mantenere le spiagge prive di segni permanenti dell’intervento umano.