In Francia un pasto completo nelle mense universitarie costa 1€
Un pasto completo a un euro per tutti gli studenti: è questa la misura con cui la Francia prova a contrastare la crescente precarietà giovanile, estendendo a tutta la popolazione universitaria una tariffa finora riservata ai più vulnerabili. Dal 4 maggio, nelle mense gestite dai Crous, enti pubblici legati al ministero dell’Istruzione superiore, ogni studente può accedere a un menu completo – antipasto, piatto principale e dessert – al prezzo simbolico di un euro, contro i 3,30 precedenti.
La misura è stata inserita nella legge di bilancio dopo settimane di pressione politica da parte delle opposizioni, in particolare dei socialisti, e rappresenta una delle concessioni chiave del governo guidato da Sébastien Lecornu per ottenere il via libera parlamentare alla misura. Il costo per le finanze pubbliche è stimato tra i 50 e i 120 milioni di euro l’anno, a fronte di un costo reale per pasto che si aggira tra gli 8 e i 9 euro.
L’obiettivo dichiarato è intervenire su una condizione sempre più diffusa: secondo associazioni attive nel sostegno alimentare, uno studente su due è costretto a saltare pasti per motivi economici. Nel 2025, le mense universitarie francesi hanno servito oltre 44 milioni di pasti, circa la metà dei quali destinati a studenti borsisti o a basso reddito.
Accolta favorevolmente dalle organizzazioni studentesche, la riforma solleva tuttavia interrogativi sulla sua effettiva applicazione. L’aumento previsto della domanda rischia di mettere sotto pressione mense già sovraffollate, mentre molte sedi non dispongono di strutture adeguate o si trovano lontane dai luoghi di studio e tirocinio. In alcune città, come Rennes o Mulhouse, i responsabili locali hanno già indicato limiti di personale e risorse per sostenere l’estensione del servizio. Il rischio, secondo le rappresentanze studentesche, è che il diritto al pasto a un euro resti in parte teorico.
Il governo ha previsto nuove assunzioni – poco più di 200 unità aggiuntive rispetto ai circa 7.500 dipendenti attuali – e investimenti per ampliare la capacità delle strutture. Secondo sindacati e associazioni, però, il rischio è che «il diritto al pasto a un euro resti sulla carta» per una parte degli studenti, in particolare per chi studia o svolge tirocini lontano dai campus. Le prossime richieste riguardano quindi il rafforzamento della rete, più punti di distribuzione e soluzioni specifiche per le aree periferiche, per rendere la misura realmente universale.