Trump è diventato un meme
Le immagini in cui Donald Trump si raffigura come Gesù non sono un caso isolato. Da mesi, ormai, il presidente degli Stati Uniti utilizza video e immagini generate con l’intelligenza artificiale: contenuti provocatori, violenti, pensati per attirare attenzione e colpire avversari politici e minoranze. Negli ultimi giorni, però, questa macchina si è inceppata. Sui social si stanno moltiplicando video AI che lo dipingono come debole, confuso e facilmente manovrabile.
Un reel che ha collezionato oltre 3 milioni di visualizzazioni, ad esempio, ritrae Trump vestito da Teletubbies mentre si aggira tra i Paesi NATO implorando aiuto senza mai sembrare davvero in controllo. In un altro video viene rappresentato come un pupazzo nelle mani di Benjamin Netanyahu, che gli dice: «Sei il mio giocattolo preferito, fai tutto quello che dico», per poi scaraventarlo contro il muro.
Ci sono poi video che lo ritraggono su un ring mentre viene malmenato da Papa Leone XIV, con gli apostoli durante l’Ultima Cena, con un sacchetto di McDonalds fra le mani, o mentre gioca con soldatini e carri armati, come fosse un bambino. QUI RITAGLIAMO IL VIDEO E LO USIAMO NELLA SLIDE(?) https://www.instagram.com/reel/DXFZ0wFiGBQ/?igsh=MXJzcW9wMTU5bmVvaw==
Dietro molti video virali ci sono pagine social, progetti e media legati all’ecosistema iraniano. Un caso emblematico è il collettivo Explosive Media, noto per produrre animazioni in stile LEGO generate con intelligenza artificiale.
Nei loro video, Trump è costantemente ridicolizzato: infantile, impacciato, manipolato, spesso incapace persino di comprendere ciò che accade intorno a lui. Contenuti di questo tipo funzionano perché sono divertenti: non sembrano propaganda, almeno non in modo esplicito. Sono meme, sketch, clip ironiche che fanno ridere, ma dietro la leggerezza si nasconde una strategia comunicativa estremamente efficace. Si tratta, probabilmente, di propaganda mascherata da intrattenimento e proprio per questo riesce a diventare virale su piattaforme come TikTok, X e Instagram, soprattutto tra i più giovani.
Per anni Trump ha utilizzato l’intelligenza artificiale come un’arma: video provocatori, immagini manipolate, contenuti aggressivi pensati per dominare il dibattito. Basti ricordare episodi come “Trump Gaza”, il video in cui scarica letame sui manifestanti No Kings o il finto arresto di Barack Obama nello Studio Ovale.
Il punto di svolta è arrivato di recente, dopo gli attacchi a Papa Leone XIV, definito “debole” su criminalità e armi nucleari. Subito dopo, Trump ha rilanciato immagini generate con AI in cui si rappresenta come una figura quasi divina: prima mentre cura una persona come Gesù, ieri addirittura abbracciato da Cristo, con tanto di aureola.
Ma questo stesso linguaggio iper-semplificato e aggressivo che gli ha permesso di dominare la scena si è rivoltato contro di lui. Nel giro di poche ore, Donald Trump è passato dall’essere l’uomo forte a una macchietta, almeno sui social. In una guerra che si combatte sempre più sul terreno della percezione e quindi anche su quello mediatico il risultato è difficile da ignorare: almeno questa partita, oggi, Trump la sta perdendo.