Dopo 16 anni al potere, Fidesz – il partito di estrema destra guidato da Viktor Orbán – ha perso le elezioni per il rinnovo del parlamento ungherese. La vittoria è andata a Tisza, il partito di opposizione europeista guidato da Peter Magyar, che ora dovrebbe ottenere 138 seggi (su 199) in Parlamento, ossia oltre la quota dei due terzi necessaria per cambiare la Costituzione.

Le elezioni erano considerate tra le più importanti della storia recente ungherese, come testimoniato anche dall’affluenza record – che ha sfiorato l’80%. Venerdì a Budapest c’è stato uno dei concerti più grandi della storia del Paese: dalle 16 alle 23 oltre 50 musicisti hanno suonato a sostegno dell’opposizione di fronte a centinaia di migliaia di persone, tra cui molti giovani.

«Gli ungheresi hanno detto sì all'Europa», ha detto il nuovo premier dal palco di piazza Batthyany, a Budapest. «L’Ungheria sarà di nuovo un alleato forte nell’Ue e nella NATO», ha aggiunto, chiarendo da subito la discontinuità con la linea di Orbán, almeno sui rapporti con l’Europa, da ripristinare per «sbloccare i fondi».

Su numerosi altri temi, infatti, le posizioni di Peter Magyar non si discostano in modo significativo da quelle dell’ex premier. Entrambi sono conservatori e Magyar ha detto di appoggiare le politiche anti-immigrazione di Orbán. 45 anni, avvocato, fino al 2024 il nuovo premier era una figura poco nota della politica ungherese e faceva parte proprio di Fidesz, il partito di ultradestra guidato da Viktor Orbán.  La rottura è avvenuta a febbraio del 2024, a seguito di un importante scandalo politico che travolse il Governo: la concessione della grazia a un uomo condannato per complicità in un caso di abusi sessuali su minori. La vicenda portò alle dimissioni della presidente della Repubblica ungherese in carica, Katalin Novák, e di Judith Varga - ministra della Giustizia ed ex moglie di Magyar. Subito dopo lo scandalo, Magyar accusò il Governo «di nascondersi dietro le donne», alludendo al fatto che le due esponenti politiche fossero state trasformate in capri espiatori per proteggere un più ampio sistema di potere segnato dalla corruzione.

Da allora, Peter Magyar ha sostenuto – diffondendo anche documenti e registrazioni audio – che il regime di Orban fosse profondamente corrotto, attirando l’attenzione di una parte consistente di elettori e accreditandosi come principale voce alternativa al Governo. Dopo il 30% ottenuto alle elezioni europee del 2024, Tisza è diventata la principale forza di opposizione del Paese, intercettando anche i consensi dell’elettorato progressista, in un Paese dove i partiti di sinistra – per smarcarsi dalla pesante eredità comunista – si sono trasformati a tutti gli effetti in forze centriste.

Per Tisza, tuttavia, governare non sarà semplice: pur avendo conquistato i due terzi dei seggi in Parlamento – dove, oltre a Fidesz, sarà presente anche la formazione di ultradestra Mi Hazánk, con sei seggi – prima di poter modificare le cosiddette “leggi cardinali” introdotte da Orbán, sarà necessario confrontarsi con un sistema giudiziario ancora fortemente influenzato dall’ex primo ministro. Finisce l’era di Orbán in Ungheria: dopo 16 anni al potere, l’alleato di Trump, Putin, Meloni e Salvini è stato sconfitto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Il nuovo premier sarà Péter Magyar, leader della formazione di centrodestra Tisza, che ha conquistato la vittoria al termine di una campagna elettorale costruita attorno a due temi centrali: il contrasto alla corruzione e il riavvicinamento dell’Ungheria all’Unione europea. Sembrano questi, al momento, gli unici elementi di discontinuità con Fidesz e Orbàn. 

Anche Magyar si colloca infatti nell’area conservatrice e ha fatto ricorso a simboli nazionalisti a lungo associati a Fidesz. Si è detto favorevole alle politiche restrittive sull’immigrazione promosse dal governo e ha promesso di limitare l’ingresso di lavoratori stranieri, incentivato dall’esecutivo a partire dal 2022 per far fronte alla carenza di manodopera e al declino demografico.

Su molti dossier, Tisza non propone quindi un’alternativa radicale a Fidesz, concentrando le proprie critiche soprattutto sui temi della corruzione e dell’indipendenza della magistratura. Magyar rimane inoltre scettico rispetto all’invio di aiuti militari all’Ucraina, si oppone a un sistema europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo e, negli ultimi mesi, non ha assunto posizioni esplicite a favore dei diritti delle persone LGBTQIA+.