«Israele ha usato proiettili al fosforo bianco in aree abitate del Libano»
Il Libano si conferma il fronte più caldo del conflitto in Asia occidentale. Le forze armate israeliane hanno annunciato l’avvio di operazioni terrestri nel sud del Paese, definite “mirate”, contro postazioni ritenute strategiche di Hezbollah. Parallelamente, Israele ha intensificato le azioni contro obiettivi legati all’Iran, riferendo dell’uccisione di figure di vertice dell’apparato militare di Teheran, tra cui il comandante Gholamreza Soleimani e il generale Ali Larijani, indicato come capo del Consiglio di sicurezza nazionale.
Sul piano internazionale, l’offensiva israeliana in Libano sta provocando frizioni sempre più evidenti tra gli alleati occidentali. All’interno del G7 si registra una spaccatura inedita: Stati Uniti e Giappone si sono sfilati da una dichiarazione congiunta promossa da Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Canada, in cui si esprime forte preoccupazione per l’escalation in Libano e si sollecita una de-escalation immediata. Il testo, pur condannando gli attacchi di Hezbollah contro Israele, mette in guardia dalle conseguenze umanitarie di un’operazione terrestre su larga scala.
In questo contesto si inseriscono anche le accuse relative all’impiego di munizioni al fosforo bianco in aree abitate. Secondo quanto denunciato da Human Rights Watch, l’esercito israeliano avrebbe utilizzato questo tipo di armamento il 3 marzo nella città di Yohmor, nel Libano meridionale. L’organizzazione riferisce di aver verificato e geolocalizzato immagini che mostrerebbero l’uso di proiettili incendiari su zone residenziali, con interventi dei soccorritori impegnati a spegnere incendi in abitazioni e veicoli. Il fosforo bianco, sostanza che si incendia a contatto con l’ossigeno, è noto per i suoi effetti altamente distruttivi e per la capacità di provocare gravi lesioni, inclusa la necrosi ossea; il suo utilizzo in aree densamente popolate è considerato incompatibile con il diritto internazionale umanitario.
L’episodio si inserisce in una dinamica già osservata nei mesi precedenti: segnalazioni analoghe risalgono infatti al periodo compreso tra ottobre 2023 e maggio 2024, sempre in villaggi del Libano meridionale. Analisi di immagini e materiali visivi avrebbero evidenziato elementi compatibili con l’impiego di tali munizioni, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza dei civili.
Sul terreno, intanto, la situazione umanitaria appare sempre più grave. Raid aerei e bombardamenti di artiglieria hanno colpito diverse aree, inclusi quartieri della periferia meridionale di Beirut come Kafaat e Haret Hreik, oltre a zone residenziali come Doha Aramoun. Secondo fonti locali, gli attacchi hanno provocato danni a edifici civili e contribuito a un massiccio esodo della popolazione: si stima che almeno 500mila persone siano state costrette a lasciare le proprie case, con una capacità di accoglienza limitata e spesso affidata a strutture di fortuna.