Un gruppo di influencer, produttori di contenuti digitali e attivisti pro-Israele ha avviato un’azione legale contro diversi organismi statali coinvolti nelle attività di comunicazione internazionale legate alla cosiddetta Hasbara, il sistema di informazione e promozione dell’immagine del Paese all’estero. Al centro della contestazione ci sarebbero compensi non corrisposti o pagati solo in parte per lavori svolti nell’ambito di campagne mediatiche di propaganda successive agli eventi del 7 ottobre 2023.

La vicenda è stata ricostruita dal quotidiano economico israeliano Calcalist, che ha esaminato i documenti della causa. Secondo quanto emerso, le attività contestate riguardano la produzione di video, la gestione di campagne sui social network e la diffusione di contenuti destinati a sostenere la posizione israeliana nel dibattito internazionale e a contrastare le critiche al Governo.

Gli attivisti coinvolti sostengono di aver operato all’interno di una rete organizzata di sostenitori all’estero, impegnata a promuovere messaggi favorevoli al governo israeliano. In molti casi, affermano, era stato promesso un compenso o il rimborso delle spese sostenute per la realizzazione dei contenuti e per altre iniziative di comunicazione.

Tra le spese citate nella documentazione figurano l’affitto di studi televisivi per la realizzazione di contenuti video e il coinvolgimento di influencer e commentatori chiamati a diffondere messaggi favorevoli a Israele. In diversi casi, secondo le ricostruzioni, i pagamenti sarebbero stati gestiti attraverso società di produzione private, modalità che avrebbe consentito di aggirare alcune procedure amministrative previste per gli incarichi diretti da parte dello Stato.

Le attività contestate includerebbero anche l’organizzazione di trasferte per attivisti inviati all’estero per partecipare a iniziative pubbliche. Tra queste, viaggi verso L’Aia per promuovere contromanifestazioni davanti alle sedi delle istituzioni internazionali durante proteste organizzate da gruppi pro-Palestina.