Per alcuni influencer sono meglio i missili che le tasse
di Melissa AgliettiL’Iran ha reagito all’offensiva lanciata da Israele e Stati Uniti con una serie di attacchi missilistici nell'area del Golfo. A Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, sono stati colpiti l'aeroporto e alcuni alberghi, spingendo la città ad adottare misure di sicurezza straordinarie, tra cui la chiusura dello spazio aereo ed evacuazioni preventive. Subito dopo gli attacchi, influencer, creator e imprenditori occidentali hanno raccontato sui social la situazione nella città, e alcuni hanno tenuto a precisare che Dubai è un posto sicuro, «più di Milano alle due di notte». Constatazioni dettate, più che dall'obiettività, dalla necessità di tutelare gli interessi della città e, quindi, dei propri affari.
Da quando negli anni Sessanta è stato scoperto il petrolio al largo delle sue coste, innescando una rapida espansione, Dubai si è guadagnata la reputazione di una città lussuosa e iper-capitalista. Qui non ci sono imposte sul reddito, né imposte sulle plusvalenze o sulle successioni. Ma se dal punto vista finanziario è un paradiso, non lo è da quello dei diritti umani: negli Emirati criticare pubblicamente il governo è un reato e la libertà di espressione è sistematicamente criminalizzata attraverso censura e arresti di massa. Lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel Country Report 2024 sugli Emirati, parla di «violazioni significative dei diritti umani», includendo tra i problemi principali sparizioni forzate, arresti e detenzioni arbitrarie e serie restrizioni alla libertà di espressione.
In questo contesto, la funzione degli influencer occidentali è quella di promuovere un'immagine ufficiale di Dubai come città sicura, lussuosa, business-friendly, e scoraggiare la critica pubblica, specialmente su temi sensibili di politica interna o regionale. A questo scopo, l’anno scorso era stata lanciata nel Paese una nuova accademia per influencer, la Beautiful Destinations Academy, criticata da gruppi per i diritti umani e attivisti come un tentativo di riabilitare l’immagine dello Stato emiratino, accusato di facilitare crimini di guerra e il genocidio in Sudan. Influencer e creator hanno effetti diretti sulle entrate turistiche ed economiche della città e per questo la loro attività è fortemente monitorata: dalla metà del 2025, l'UAE Media Council ha imposto licenze obbligatorie, rafforzando ulteriormente la supervisione governativa sui contenuti prodotti.
La produzione di contenuti deve essere allineata alla narrativa ufficiale: chi sgarra rischia multe elevate e persino il carcere. Proprio dopo gli attacchi iraniani, gli Emirati Arabi Uniti hanno ricordato alla popolazione – e agli influencer di Dubai – che «diffondere voci o informazioni non verificate è un reato punibile dalla legge». In seguito agli attacchi di rappresaglia dell'Iran, che hanno colpito infrastrutture chiave in tutto il Paese, lo stesso avvertimento è stato ribadito. La popolazione di Dubai ha superato i 4 milioni di residenti e circa il 90% è straniera. In questo quadro, molti influencer hanno continuato a pubblicare i loro contenuti anche mentre i missili colpivano la città, facendo quello che fanno da anni: normalizzare l’idea di Dubai come metropoli globale desiderabile, senza menzionare il contesto repressivo sui diritti umani.