L’IDF ha riconosciuto come attendibile la stima del Ministero della Salute di Gaza secondo cui oltre 71 mila palestinesi sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023. Si tratta della prima volta che l’esercito israeliano accetta ufficialmente un bilancio complessivo elaborato dalle autorità sanitarie di Gaza, finora contestato dal governo di Israele. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.

Secondo quanto riferito, il dato - pari a 71.667 vittime - non include le persone disperse che potrebbero trovarsi ancora sotto le macerie degli edifici distrutti. Il conteggio del Ministero della Salute di Gaza riguarda esclusivamente le persone morte a seguito di azioni militari israeliane e non comprende i decessi indiretti, come quelli causati da fame, collasso del sistema sanitario o malattie. I registri diffusi dalle autorità sanitarie identificano la grande maggioranza delle vittime attraverso dati anagrafici, pur senza classificare l’appartenenza civile o militare.

Fin dall’inizio della guerra, i numeri forniti dal Ministero sono stati oggetto di verifiche da parte di organizzazioni internazionali, governi, istituti di ricerca e media, che in larga parte ne hanno confermato l’affidabilità. Nonostante ciò, Israele non aveva mai riconosciuto ufficialmente quelle cifre e in più occasioni le aveva definite imprecise o fuorvianti, senza tuttavia presentare stime alternative documentate.

Negli ultimi mesi, diversi studi indipendenti hanno suggerito che il numero reale delle vittime potrebbe essere superiore a quello ufficiale. Una ricerca pubblicata nel giugno 2025 ha stimato che, già all’inizio di quell’anno, i morti violenti nella Striscia di Gaza fossero oltre 75 mila, un dato significativamente più alto rispetto alle cifre diffuse all’epoca dal Ministero della Salute.

Nel frattempo, in Italia, è stato approvato in commissione al Senato il testo del ddl Romeo contro l’antisemitismo, che adotta la contestata definizione dell’IHRA. Secondo i critici e numerosi studiosi, il testo fortemente voluto dalla Lega rischia di mettere sullo stesso piano le critiche al Governo israeliano e l’odio nei confronti degli ebrei, prevedendo anche la possibilità di vietare manifestazioni qualora vi sia una «valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita». La legge potrebbe ora arrivare in Aula ed essere votata già a marzo.