Mentre numerosi Paesi irrigidiscono politiche migratorie e controlli alle frontiere, il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez vara una regolarizzazione straordinaria che interesserà oltre 500 mila cittadini stranieri in condizione di irregolarità.
«Oggi è una giornata storica per il nostro Paese», ha dichiarato la ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, al termine del Consiglio dei ministri. «Rafforziamo un modello migratorio fondato sui diritti umani, sull’integrazione e sulla convivenza, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale».

Perché Sanchez ha successo?

Il provvedimento, frutto dell’intesa con Podemos e adottato tramite decreto dal governo di coalizione Psoe-Sumar - che ha così evitato un passaggio parlamentare potenzialmente incerto - avvia la procedura per il rilascio di un permesso di residenza a «circa mezzo milione di stranieri». I beneficiari dovranno dimostrare la presenza in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025 e l’assenza di precedenti penali.

Il permesso avrà inizialmente durata annuale e consentirà da subito l’accesso al lavoro «in tutti i settori e ovunque nel paese». Successivamente, i richiedenti completeranno il percorso attraverso la normativa ordinaria sugli stranieri. È previsto inoltre il ricongiungimento familiare immediato, anche per i figli minorenni. Le domande potranno essere presentate a partire da aprile e fino al 30 giugno.

A motivare la scelta sono anche i dati. In Spagna risiedono oltre 7 milioni di cittadini stranieri su una popolazione di 49,4 milioni, secondo l’Istituto nazionale di statistica (Ine). Gli immigrati rappresentano il 16% degli iscritti alla Previdenza sociale, come ha ricordato Saiz. Gli irregolari sarebbero circa 840 mila, in forte aumento rispetto al 2017, secondo un’analisi del centro studi Funcas. La maggioranza proviene dall’America Latina (circa il 91%), con comunità colombiane, peruviane e honduregne particolarmente numerose e di lingua spagnola.

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Si tratta in larga parte di lavoratori già inseriti nel tessuto produttivo del Paese, che potranno ora emergere dal lavoro sommerso. Nel frattempo, i flussi irregolari risultano in calo: nel 2025 gli ingressi sono stati circa 37 mila, il 42% in meno rispetto all’anno precedente, secondo i dati del ministero dell’Interno.

Il governo collega esplicitamente la solida crescita economica degli ultimi anni al contributo dell’immigrazione. Nel 2025 il Pil spagnolo è aumentato del 2,9%, più del doppio della media europea. Sánchez ha più volte sottolineato che l’apporto dei migranti «è decisivo per l’espansione dell’economia». Proprio oggi l’Ine ha diffuso i dati sull’occupazione, che segnano un nuovo record con oltre 22,4 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. Quasi mezzo milione di persone in più è entrato nella forza lavoro, contribuendo a compensare l’invecchiamento della popolazione e a sostenere il sistema di welfare.