Il ritorno sulla scena pubblica di gruppi che si richiamano alle Black Panthers segna una nuova fase delle proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia anti-immigrazione dell’amministrazione Trump, negli Stati Uniti. In diverse città, a partire da Philadelphia, militanti che si rifanno all’esperienza storica del Black Panther Party hanno iniziato a partecipare ai cortei anti-ICE, rivendicando un ruolo attivo nella difesa delle comunità colpite dai raid federali.

A Philadelphia, durante una manifestazione davanti al Municipio, si sono mostrati pubblicamente membri del Black Panther Party for Self-Defense, una delle organizzazioni che si ispirano al movimento fondato nel 1966 a Oakland da Huey P. Newton e Bobby Seale. I militanti si sono presentati con un’estetica che richiama quella degli anni Sessanta: bomber e berretti neri, simboli storici e armi di tipo militare esibite apertamente, una pratica consentita dalla legislazione della Pennsylvania. Secondo il gruppo, la presenza armata avrebbe lo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini e dei cortei. La storia è stata raccontata da Marina Catucci, inviata per il Manifesto a New York.

Paul Birdsong, che si presenta come presidente della sezione di Philadelphia, ha dichiarato che quanto accaduto a Minneapolis «sarebbe andato diversamente» se il gruppo fosse stato presente - si legge nell'articolo. In un’intervista all’emittente locale Philly AM TV ha affermato: «Nessun agente dell’Ice se la prenderà mai con me. Siamo lo stesso partito delle Pantere Nere di una volta, ma ora siamo un po’ più aggressivi». E ha aggiunto: «Chi presta servizio nella società civile dovrebbe temere la reazione della gente se la popolazione è insoddisfatta del lavoro che svolge».

Il Black Panther Party nacque nel 1966 in risposta alla violenza della polizia contro la comunità afroamericana. Le Pantere svilupparono anche una rete di mutualismo dal basso. L’obiettivo iniziale era anche quello di pattugliare i quartieri afroamericani per proteggere i residenti dalla violenza delle forze dell’ordine. Ora l Black Panther Party for Self-Defense - uno dei gruppi che si richiamano a quell’esperienza - è tornato a farsi vedere, in risposta alla svolta violenta dell'ICE trumpiana.

Il ritorno delle Black Panthers si inserisce in un contesto di crescente tensione attorno alle politiche migratorie federali. La violenza dell’ICE ha fatto una seconda vittima. Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva presso il Dipartimento per i veterani, è stato ucciso a Minneapolis in un episodio che molti testimoni e attivisti descrivono come una vera e propria esecuzione. Pretti è stato colpito a morte mentre tentava di proteggere una donna dall’intervento di un agente federale durante una manifestazione di protesta.

L’episodio è avvenuto nel corso delle mobilitazioni esplose in numerose città degli Stati Uniti dopo l’uccisione di Renée Good, 37 anni, colpita dagli agenti mentre si trovava all’interno della propria auto. Due morti nel giro di pochi giorni hanno ulteriormente inasprito il clima attorno alle operazioni dell’ICE e alla gestione federale dell’ordine pubblico.

I video circolati sui social media sembrano contraddire la versione ufficiale fornita dall’amministrazione. Le immagini mostrano Pretti mentre fronteggia gli agenti tenendo in mano soltanto il suo telefono cellulare, senza alcuna arma visibile, mentre si interpone tra una donna e un agente che sta utilizzando spray al peperoncino. Una ricostruzione in contrasto con quanto dichiarato dalla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, che ha espresso pieno sostegno all’agente coinvolto nella sparatoria, attribuendo la responsabilità dell’accaduto alla vittima. In una conferenza stampa a Washington, Noem ha affermato che «un individuo si è avvicinato agli agenti della U.S. Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm».

La ricomparsa dei simboli e del linguaggio delle Black Panthers ha suscitato reazioni contrastanti. Nel frattempo, Donald Trump ha annunciato una possibile ritirata dell’ICE da Minneapolis, affermando: «Abbiamo fatto un lavoro fenomenale».