Il presidente statunitense Donald Trump fa marcia indietro, almeno per il momento, sulle minacce sull’annessione della Groenlandia, dopo il raggiungimento di un’intesa con il segretario generale della NATO Mark Rutte che potrebbe garantire agli Stati Uniti la sovranità su alcune basi militari presenti sull’isola. L’ipotesi emerge da diverse ricostruzioni diplomatiche, anche se i dettagli dell’accordo restano in gran parte riservati.

Nelle settimane precedenti il tycoon aveva più volte evocato la possibilità di prendere il controllo della Groenlandia anche con la forza e aveva imposto dazi del 10 per cento contro i Paesi europei contrari al piano. Mercoledì, intervenendo al Forum economico mondiale di Davos, Trump ha prima escluso il ricorso alla forza e successivamente annunciato la sospensione dei dazi.

Secondo fonti diplomatiche europee citate dai media, il punto centrale dell’intesa sarebbe la concessione agli Stati Uniti della sovranità su alcune basi militari in Groenlandia. Attualmente gli Stati Uniti dispongono di una sola base militare in Groenlandia, la Pituffik Space Base (in passato Thule Air Base). Non è chiaro quante e quali basi potrebbero rientrare nel nuovo assetto.

Altre indiscrezioni riferiscono che l’accordo potrebbe includere privilegi specifici per Washington, come un diritto di veto sugli investimenti nelle risorse minerarie dell’isola, per impedire l’ingresso di attori rivali come Russia e Cina. I Paesi europei potrebbero inoltre impegnarsi ad aumentare gli investimenti nella difesa dell’Artico, la regione in cui si trova la Groenlandia. Al momento, tuttavia, si tratta di ipotesi non confermate.

In Europa, e in particolare in Danimarca, che esercita la sovranità sull’isola, la notizia dell’intesa è stata accolta con sollievo. Mercoledì sera il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha scritto sui social: «La giornata è finita meglio di come era cominciata. Accogliamo favorevolmente il fatto che il presidente degli Stati Uniti abbia escluso di prendere la Groenlandia con la forza e messo in pausa la guerra commerciale».

Intanto i sondaggi registrano un calo del consenso per Trump. Una rilevazione di RealClearPolitics mostra che il gradimento del presidente ha perso due punti da quando si è intensificata la campagna sulla Groenlandia: il 55 per cento degli elettori disapprova oggi il suo operato. I tassi di approvazione sulle politiche economiche, sanità e dazi oscillano tra il 36 e il 39 per cento. Anche sul fronte dell’immigrazione, che garantisce a Trump un consenso del 42 per cento, pesano le critiche al dispiegamento dell’Ice: secondo il 51 per cento dei cittadini rende le città meno sicure, contro il 31 per cento che ne vede benefici.

Scetticismo emerge anche tra i grandi patrimoni del G20. Secondo un’indagine di Oxfam e Millionaires for Humanity, sei milionari su dieci ritengono che la presidenza Trump stia avendo un impatto negativo sulla stabilità economica globale e sulle condizioni di vita della popolazione. Il 77 per cento pensa che i super ricchi esercitino un’influenza politica eccessiva, mentre il 71 per cento è convinto che la ricchezza venga usata per condizionare le elezioni.