Il Ministero della Salute di Gaza ha confermato la morte di Mohammed Khalil, un neonato palestinese di appena due settimane, avvenuta a Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo il ricovero per una grave ipotermia. La notizia è stata riportata da Al Jazeera e confermata anche dall’Onu.
Nei giorni scorsi un’altra neonata di 8 mesi, Rahaf Abu Jazar è morta per assideramento fra le braccia della madre. «Pioveva, faceva molto freddo e avevo ben poco per tenerla al caldo. L’ho nutrita e messa a dormire, l’ho avvolta meglio che potevo, ma non è bastato».


A Gaza migliaia di persone vivono in tende e rifugi inadeguati al freddo, alle piogge e al vento che da giorni stanno colpendo la regione. La tragedia si inserisce in un contesto di tregua fragile, entrata in vigore il 10 ottobre scorso, e che continua a mostrare tutte le sue crepe.
Nelle ultime ore, infatti, un attacco aereo israeliano ha colpito la parte occidentale di Gaza City, sul lato controllato da Hamas causando almeno un morto, secondo quanto riferito dai media palestinesi. L’IDF ha dichiarato di aver colpito infrastrutture riconducibili a Hamas, nell’ambito delle operazioni previste dagli accordi di tregua.


Secondo Al Jazeera, le protezioni di base per la popolazione civile a Gaza sono state “sistematicamente smantellate” nel corso della guerra. Israele continua infatti a limitare severamente l’ingresso di aiuti umanitari e di materiali essenziali per i ripari, nonostante l’arrivo dell’inverno e le condizioni meteorologiche estreme.


Nelle ultime ore forti piogge hanno allagato le tende degli sfollati in diverse aree della Striscia. L’agenzia palestinese Wafa riferisce che l’acqua piovana si è infiltrata anche nel complesso medico di Al-Shifa, a Gaza City, colpendo in particolare i reparti di emergenza e accoglienza, costretti a sospendere le attività. Mahmoud Bassal, portavoce della Protezione Civile di Gaza, ha avvertito che migliaia di abitazioni parzialmente danneggiate dai bombardamenti rischiano di crollare da un momento all’altro a causa delle piogge e dei forti venti.


Sul piano umanitario, le Nazioni Unite segnalano che, nonostante la riduzione delle operazioni militari su larga scala, la situazione resta drammatica. I livelli di malnutrizione infantile rimangono elevati e l’Unrwa ha chiesto di poter tornare a operare “a piena capacità” per assistere i bambini colpiti da mesi di guerra, sfollamento e carenze alimentari. Già lo scorso agosto la Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), sostenuta dall’Onu, aveva confermato la presenza di una carestia in alcune aree dell’enclave.


Decine di persone – tra cui almeno 3 bambini – sono morte nella Striscia di Gaza nelle ultime settimane a causa delle basse temperature, delle inondazioni e dei crolli. In questo contesto, ActionAid ha lanciato un nuovo appello per l’apertura urgente dei valichi di frontiera e l’aumento dell’ingresso degli aiuti.


«La sofferenza a Gaza è incessante. Le bombe forse sono diminuite, ma il dolore no», afferma Alaa AbuSamra, responsabile del Programma di risposta all’emergenza di ActionAid in Palestina. «Gaza è diventata un inferno, dove ogni mese porta un nuovo modo di lottare o morire. Sono un genitore e, come ogni madre e padre sfollato, temo che il freddo riuscirà dove le bombe hanno fallito».