Tre suore hanno occupato il loro vecchio convento in Austria
Tre religiose di Elsbethen, vicino a Salisburgo, hanno riconquistato il convento in cui hanno vissuto e lavorato per gran parte della loro vita. Suor Bernadette, suor Regina e suor Rita - 88, 86 e 82 anni - erano state trasferite nel 2024 in una casa di riposo su decisione del loro superiore, il prevosto Markus Grasl, che riteneva l’edificio non più adatto alla loro età. Le tre religiose sostengono però di non essere state consultate e di aver vissuto il trasferimento come un allontanamento forzato.
Nel settembre 2025 le suore, aiutate da ex studentesse, abitanti della zona e un fabbro che ha aperto la porta dell’edificio, sono riuscite a rientrare nel Kloster Goldenstein, il convento ottocentesco in cui avevano trascorso decenni come insegnanti nella scuola annessa. Una volta all’interno hanno ripristinato elettricità e acqua con generatori, organizzato le provviste e sistemato gli spazi, annunciando l’intenzione di rimanere.
La vicenda ha assunto rapidamente un’altra dimensione grazie ai social. Le tre religiose hanno aperto un profilo Instagram, inizialmente in tedesco e poi anche in inglese, raccontando la loro quotidianità e spiegando le ragioni della loro scelta. I video e le foto - preghiere, lavori domestici, testimonianze dirette . hanno attirato un vasto pubblico e il profilo ha superato le 170mila iscrizioni. In poco tempo sono arrivati sostegni da tutta l’Austria e dall’estero: cibo, medicine, aiuti sanitari e consulenze legali gratuite. «I social sono la nostra unica protezione», hanno scritto in un comunicato.
L’attenzione mediatica ha coinvolto testate internazionali come BBC e Guardian, fino a spingere il caso oltre i confini austriaci. Intanto il prevosto Grasl ha definito l’azione delle suore «incomprensibile» e «in violazione del voto di obbedienza», per poi tentare una mediazione. A fine novembre ha proposto un accordo che prevedeva la possibilità per le tre religiose di restare nel convento «fino a nuovo avviso» in cambio dello stop alle attività sui social e della rinuncia a eventuali azioni legali. Le suore hanno respinto la proposta, definendola «un contratto capestro» e insufficiente a garantire tutele, contestando soprattutto la clausola relativa al silenzio digitale. La trattativa si è interrotta e il prevosto ha annunciato che la questione è stata trasmessa al Vaticano.