A Gaza i palestinesi riparano come possono le poche banconote rimaste
I pochi shekel rimasti sono quindi spesso molto usurati e rischiano di essere rifiutati dai venditori. Per questo, i palestinesi si stanno specializzando nella riparazione delle banconote logore.
Nella Striscia di Gaza la carenza di denaro contante ha portato alla diffusione di piccoli laboratori artigianali specializzati nella riparazione delle banconote logore. Israele ha vietato l’ingresso di molti beni essenziali, compreso il denaro contante. La valuta in circolazione, lo shekel, si è quindi consumata senza possibilità di essere sostituita.
Le poche banconote rimaste in circolazione sono spesso molto usurate e vengono talvolta rifiutate dai venditori. Per questo si ricorre a tecniche di restauro che prevedono l’uso di colla, righelli, forbici e matite colorate per ripristinarne forma e colori, dal rosso dei 20 shekel al blu dei 200. Alcuni riparatori spiegano di lavare le banconote con acqua e sapone prima di lasciarle asciugare e procedere alla ricostruzione delle parti danneggiate.
La crisi economica è solo uno dei devastanti effetti degli atti genocidari perpetrati da Israele a Gaza e nei territori occupati. I bombardamenti israeliani in questi mesi hanno distrutto tutti i 56 sportelli bancari della Striscia. Alcune banche hanno riaperto, ma non possono al momento erogare contante; è possibile soltanto riattivare conti esistenti o aprirne di nuovi. Prima degli attacchi, circa l’80% delle transazioni avveniva in contanti, mentre oggi chi deve ritirare lo stipendio si rivolge a cambiavalute e intermediari, che applicano commissioni fino al 40%.
In questo contesto, i riparatori di banconote si presentano come un servizio a basso costo per mantenere in circolazione la valuta ancora disponibile. Il COGAT, l’autorità militare israeliana che controlla gli ingressi a Gaza, ha confermato che il blocco del contante è una decisione politica motivata dal timore che il denaro possa essere utilizzato da Hamas, la stessa ragione invocata per limitare l’ingresso di vari beni essenziali.
Parallelamente si stanno diffondendo soluzioni digitali alternative: pagamenti tramite app bancarie e un sistema di transazioni istantanee sviluppato dall’Autorità monetaria palestinese, operativo anche via SMS senza connessione internet. La Banca della Palestina riferisce che oltre 500mila residenti utilizzano oggi i portafogli digitali.