Zohran Mamdani è il marito dell’artista Rama Duwaji
di Melissa Aglietti«Il messaggio nascosto nel look», «Duwaji è la prima first lady della Gen Z, che cosa indosserà?». E poi «l’incontro sull’app e le illustrazioni di lei», come se Duwaji disegnasse per gioco più che farlo per campare. Forse Rama Duwaji si meritava titolisti e titoliste migliori, visto che sul suo conto c’è molto di più da dire oltre «è la più giovane first lady di sempre». Duwaji è un’artista, prima ancora che la moglie di qualcuno.
Nata a Houston 28 anni fa, Duwaji, di origini siriane, si è trasferita a New York City nel 2021 per intraprendere una carriera nell'arte. Come riporta il NYT, si è laureata alla Virginia Commonwealth University. Le sue illustrazioni sono apparse anche in un articolo di Vogue che raccontava la vita degli operai tessili della città e in un articolo del New York Magazine sugli oggetti che i palestinesi hanno preso dalle loro case durante la fuga da Gaza.
Alcune delle sue opere pubblicate su Instagram criticano l'imperialismo americano e i crimini di guerra israeliani, e denunciano la pulizia etnica dei palestinesi. «Per quanto mi riguarda, il dovere di un artista è quello di riflettere i tempi», ha detto in un’intervista. «Non credo che tutti debbano fare opere politiche, ma l'arte è intrinsecamente politica nel modo in cui viene realizzata, finanziata e condivisa», ha detto. «Anche creare arte come rifugio dagli orrori a cui assistiamo è politico per me. È una reazione al mondo che ci circonda».
Durante la campagna elettorale del marito, non ha voluto rilasciare interviste. Da illustratrice, ha contribuito a realizzare e finalizzare l’identità politica di Mamdani, lavorando sull’iconografia e il font usati nella campagna. Eppure la morbosità di sapere come Duwaji abbia conosciuto il marito, che cosa indossa e che cosa indosserà ha prevalso. Davvero è così difficile abbandonare una narrazione per cui le donne esistono solo in relazione a un uomo? Vogliamo ancora appiattire l’esistenza di una persona parlandone in termini di «la moglie di»? Si tratta di restituire il diritto alla propria storia. Continuare a negarlo significa considerarci un po’ meno persone degli altri.