Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York. Una lezione per la sinistra italiana
Zohran Mamdani ha vinto le elezioni con il 51% dei voti e dal 1° gennaio 2026 sarà il nuovo sindaco di New York, succedendo al democratico Eric Adams. Trentiquattro anni, ugandese di nascita, socialista e musulmano, Mamdani fino a pochi mesi fa era considerato un outsider. Vicino alla corrente progressista che fa capo a Bernie Sanders, ha conquistato le primarie democratiche battendo un nome di peso della politica americana, l’ex governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo - che, dopo la sconfitta, ha scelto di correre da indipendente, incassando anche il sostegno del presidente Donald Trump. Quest’ultimo, a poche ore dall’apertura dei seggi, aveva minacciato di tagliare i fondi federali destinati alla città in caso di vittoria di Mamdani.
«Sono giovane, musulmano e socialista democratico. E non voglio più scusarmi per questo»
Un attacco che non ha spaventato i newyorkesi, letteralmente conquistati dallo stile fresco e diretto del nuovo sindaco. Mamdani ha saputo usare i social network in modo straordinariamente efficace: carismatico, brillante, capace di parlare con naturalezza alla telecamera, ha costruito contenuti in grado di catturare l’attenzione e trasmettere messaggi politici chiari.
I suoi video non sono mai fini a se stessi: in pochi secondi condensano le proposte che Mamdani considera prioritarie, come quello che lo mostra mentre si tuffa nell’acqua gelata di Coney Island promettendo di “congelare” gli affitti in risposta alla crisi abitativa. Ma la sua forza comunicativa non si è limitata al digitale. Mamdani ha saputo costruire un rapporto diretto con i cittadini, partecipando a concerti, comizi, feste delle comunità, incontri religiosi e, soprattutto, passeggiando per strada. Il suo tono è immediato ma sempre sorridente, brillante, autentico. In una parola: “fresco”.
Emblematico anche il torneo di calcio interquartierale che ha organizzato, intitolato “Costo della Vita”, pensato come simbolo della sua battaglia per un’economia più equa. Non sono mancati interventi su temi globali, come la critica alla FIFA per i prezzi troppo alti dei biglietti dei Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti. Ad agosto, Mamdani ha persino organizzato una caccia al tesoro a cui hanno partecipato migliaia di persone per le strade di New York, conclusa con un incontro in un bar di Astoria, il quartiere del Queens dove vive.
Anche la sua partecipazione al popolare format “Subway Takes” ha mostrato la sua capacità di adattarsi al linguaggio dei social: diretta, disinvolta e perfettamente calibrata. Un risultato ben diverso da quello di Kamala Harris, che l’anno scorso aveva tentato un esperimento simile finito nel dimenticatoio per l’effetto cringe.
Per anni la destra è sembrata più abile nel dominare la comunicazione online, intercettando nuovi pubblici e costruendo un rapporto diretto con gli elettori. Ma negli ultimi tempi anche i progressisti in tutto il mondo hanno cominciato a rinnovare i propri strumenti, e la vittoria di Mamdani a New York ne è la prova più evidente. Una lezione per la sinistra italiana.