La nuova premier del Giappone ha un passato da metallara
Sanae Takaichi è la prima premier donna del Giappone. Nata a Nara nel 1961, in una società gerarchica e maschilista, si dedica a passioni inusuali per una donna giapponese dell’epoca: suona la batteria in una band heavy metal che fa cover degli X Japan, tra i maggiori artisti della storia del rock giapponese, le piace andare in moto e fare immersioni subacquee. Ha studiato scienze politiche all’Università di Kobe per poi ottenere una borsa di studio per gli Stati Uniti, e infine nel 1993 viene eletta per la prima volta alla camera bassa.
Ma la vittoria di Takaichi non è una vittoria per le donne del Giappone. La nuova premier, che si è voluta subito accostare a Margaret Thatcher, rappresenta l’ala più conservatrice del Partito liberal-democratico (Pld) e ha posizioni controverse sulle questioni di genere. Ha ad esempio contrastato la legislazione che permetterebbe alle donne sposate di mantenere il loro cognome da nubili perché andrebbe contro la tradizione - anche se Takaichi ha mantenuto il suo - è contro il permesso ai membri della linea materna della famiglia imperiale di salire al trono ed è contraria a matrimoni tra persone dello stesso sesso. In linea con la visione di famiglia tradizionale, è favorevole a incentivi fiscali per le aziende che offrono servizi di assistenza all’infanzia e a bonus per le famiglie. Nella squadra del suo governo, inoltre, ha nominato solo due ministre su 19 dicasteri.
Ha posizioni revisioniste sul passato imperiale del Giappone: ha più volte reso omaggio al santuario Yasukuni, dove si trovano anche i criminali di guerra giapponesi e vuole rivedere i documenti strategici di difesa, in particolare vorrebbe revisionare la costituzione pacifista del Paese. Le sue posizioni sono dure in materia di sicurezza nazionale, difesa e immigrazione. La sua elezione è in parte legata alla paura dell’avanzata dell’estrema destra, che ha quindi determinato uno spostamento del Pld verso posizioni ancora più conservatrici. A dimostrazione che una donna al potere non è una vittoria per le altre donne, se quella che esercita è ancora una leadership maschile.