In Giappone esistono bar dove piangere e sfogarsi liberamente
In Giappone si moltiplicano i “Crying Café”, spazi dedicati a chi desidera concedersi un momento di fragilità lontano dagli sguardi degli altri. Non è una moda passeggera, ma una risposta sociale alla crescente pressione emotiva e lavorativa che caratterizza la vita nel Paese.
Come riporta il Gambero Rosso, questi locali offrono un luogo protetto dove poter piangere liberamente, senza dover dare spiegazioni. “Negative people only”, avverte il cartello all’ingresso del Bar Mori Ouchi, uno dei primi esercizi di Tokyo ad accogliere «solo chi è triste e vuole sfogarsi».
Il funzionamento è semplice: l’unica regola è ordinare un drink, mentre chi desidera mangiare può portare il proprio cibo da casa. L’obiettivo è permettere a chi entra di liberarsi da tensioni e ansie in un contesto accogliente, trasformando il pianto in una forma di auto-cura.
L’iniziativa si inserisce in una tendenza più ampia, legata alla pratica del rui katsu - letteralmente “attività del pianto” - in cui gruppi di persone si riuniscono per piangere insieme, anche in ambienti lavorativi. Si tratta, spiegano gli esperti, di un rituale collettivo di rilascio emotivo, considerato benefico per la salute mentale.
Nella capitale giapponese esistono anche versioni più strutturate di queste “stanze del pianto”: l’hotel Mitsui Garden Yotsuya, ad esempio, offre camere dove, per circa 60 euro a notte, è possibile lasciarsi andare tra film strappalacrime, tisane e comfort pensati per favorire la distensione. Il fenomeno riflette un cambiamento culturale: in una società in cui l’espressione del dolore è spesso contenuta, i Crying Café rappresentano un modo per legittimare la vulnerabilità e normalizzare il disagio emotivo.
Un’iniziativa simile è nata a Chicago, dove ogni domenica sera, sulla spiaggia di North Avenue, un gruppo sempre più numeroso di persone si riunisce per liberarsi dallo stress in modo insolito: urlando insieme verso il lago Michigan. Nato da un’idea di Manny Hernandez, istruttore di tecniche respiratorie, e della cofondatrice Elena Soboleva, lo “Scream Club” è diventato in poche settimane un appuntamento fisso per chi sente il bisogno di sfogarsi e riconnettersi.