«Abbasso il “re” Trump». Gli Stati Uniti in piazza contro il Presidente
Dopo la prima manifestazione di giugno, è tornata la protesta “No Kings Day” contro le derive autoritarie dell’amministrazione Trump. Sabato scorso milioni di persone hanno partecipato a oltre 2600 cortei in centinaia di città. Le proteste sono state pacifiche e hanno coinvolto, oltre ai grandi centri come New York, Washington D.C., Seattle e San Diego, anche aree periferiche e meno abitate.
I cortei si sono distinti per il clima festoso e goliardico. Tanti i riferimenti satirici a Trump, rappresentato ad esempio come un bambino dispettoso a forma di bambolotto gonfiabile, oppure nelle fattezze di una marionetta con indosso una corona. Altri manifestanti hanno scelto di indossare costumi dell’800 in memoria dei “padri fondatori” statunitensi, autori della Costituzione che oggi vedono messa a rischio dalle mire del tycoon.
A Portland i manifestanti protestano contro Trump indossando costumi gonfiabili
Dall’inizio del suo mandato Trump ha forzato più volte i limiti costituzionali. Ad esempio schierando la Guardia nazionale per questioni che non sarebbero di sua responsabilità, e cercando di limitare il lavoro dei media che lo criticano. Tra le altre cose, ha anche tentato di licenziare alcuni funzionari pubblici di rilievo poiché non in linea con le sue decisioni. L’ultimo in ordine di tempo è l’ex consigliere per la sicurezza nazionale durante il primo mandato di Trump, John Bolton, incriminato per 18 capi d’accusa relativi alla divulgazione o alla detenzione di documenti in materia di difesa nazionale. Bolton è considerato come uno dei principali avversari del Presidente.
Leah Greenberg, cofondatrice di Indivisible, una delle organizzazioni che ha pianificato la protesta ha detto che «non c’è nulla di più americano che dire: ‘Non abbiamo un re’ ed esercitare il nostro diritto di protestare pacificamente».
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