Mentre a Gaza si festeggia la fine (almeno provvisoria) dei bombardamenti, si conclude lo scambio ostaggi-prigionieri con Hamas e a Sharm el Sheik Donald Trump e gli altri mediatori firmano l’accordo di pace, sul terreno Israele continua a ridisegnare i confini della propria sovranità.

Secondo l’International Crisis Group (ICG), che ha diffuso il nuovo rapporto «Sovranità in tutto tranne che nel nome: l’accelerazione dell’annessione della Cisgiordania da parte di Israele», Tel Aviv sta smantellando ciò che resta della distinzione tra territorio israeliano e colonie. Un processo che, denuncia l’organizzazione, procede «attraverso manovre burocratiche e trasferimenti di poteri che di fatto trasformano l’occupazione in amministrazione civile».

Al centro del meccanismo, come ricostruisce anche Enrica Muraglie su il Manifesto, c’è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e figura di punta del movimento dei coloni, insieme al collega di estrema destra Itamar Ben-Gvir. L’ICG gli attribuisce un ruolo determinante nell’espansione degli insediamenti: è lui ad aver «accelerato l’espansione degli insediamenti attraverso una serie di studiate manovre burocratiche» e a gestire la trasformazione che ha «ridisegnato il funzionamento dell’occupazione israeliana della Cisgiordania trasferendo poteri chiave dalle autorità militari a quelle civili».

La sua visione è esplicita. «Dal fiume Giordano al mare c’è spazio per un solo diritto all’autodeterminazione nazionale, quello ebraico», ha affermato, chiarendo che l’obiettivo politico resta impedire la nascita di uno Stato palestinese, come sostenuto anche dal ministro della Difesa Katz. Oggi oltre 700 mila coloni israeliani vivono in Cisgiordania, soggetti al diritto civile israeliano, mentre circa 2,9 milioni di palestinesi continuano a essere sottoposti alla legge marziale e alle violenze dei coloni, come in questi giorni sta documentando per Il Post Daniele Raineri. Le irruzioni nelle case e nei terreni dei palestinesi sono sempre più frequenti e sono uno dei metodi usati dai coloni - spesso con la complicità dei soldati israeliani - per spingere gli agricoltori palestinesi a lasciare le loro proprietà.

Nel febbraio 2023 è stata creata la nuova Amministrazione per gli insediamenti, un organismo che gestisce direttamente la pianificazione territoriale, le registrazioni catastali, la costruzione e la legalizzazione degli avamposti coloniali. Un controllo che oggi si estende anche su infrastrutture, risorse idriche, elettricità, telecomunicazioni, siti archeologici e attività agricole palestinesi. Per molti osservatori, si tratta della normalizzazione dell’occupazione.

L’ICG invita la comunità internazionale a cogliere la finestra di opportunità aperta dal cessate il fuoco per imporre un embargo sulle armi, la sospensione dei rapporti commerciali e sanzioni mirate. Ma la fiducia è scarsa: Israele, scrive il rapporto, ha ricevuto negli ultimi anni «carta bianca nella sua annessione strisciante della Cisgiordania occupata».

L’ondata di riconoscimenti dello Stato di Palestina da parte di vari governi viene salutata come un segnale politico importante, ma l’organizzazione avverte che dovrebbe accompagnarsi a «un impegno politico volto a fermare l’annessione israeliana della Cisgiordania».