In Francia si moltiplicano i casi degli  “Airbnb squatters”, persone che prenotano un alloggio per pochi giorni su piattaforme come Airbnb o Booking e poi si rifiutano di lasciarlo. Il fenomeno, approfondito da testate come Le Figaro, Nice-Matin e Capital, nasce da una particolare lacuna giuridica che sta mettendo in difficoltà numerosi proprietari di immobili destinati agli affitti brevi.

Al centro della questione vi è una specificità del diritto francese che distingue il Paese da molti altri ordinamenti. A differenza degli Stati Uniti, dove gli ospiti che si trattengono oltre il termine previsto sono considerati intrusi e possono essere rimossi rapidamente dalle forze dell’ordine, in Francia chi entra legalmente in un’abitazione - anche per un periodo molto breve - acquisisce quasi subito diritti simili a quelli di un inquilino. Questo principio, radicato nella tradizione giuridica francese di tutela contro gli sfratti arbitrari e la perdita dell’alloggio, fa sì che un ospite che ha avuto accesso regolare a un immobile non possa essere trattato come un occupante abusivo.

Secondo la legge, basta un gesto minimo per stabilire una residenza: ricevere posta, cambiare un’utenza o collocare effetti personali. Da quel momento, la persona non è più considerata un intruso ma un occupante titolare di ampie protezioni. Le norme “anti-squat” introdotte nel 2023, che consentono sgomberi entro 72 ore in caso di occupazioni illegali, non si applicano infatti a chi è entrato legittimamente. L’espulsione deve essere disposta da un giudice, con tempi che possono protrarsi fino a un anno o più, e costi legali significativi per i proprietari.

Il fenomeno ha attirato particolare attenzione durante le stagioni turistiche del 2024 e 2025, soprattutto a Parigi e sulla Costa Azzurra, dove diversi casi hanno avuto ampia risonanza mediatica. A Douai, nel Nord del Paese, un proprietario che aveva affittato il suo appartamento per una sola notte su Airbnb ha evitato per poco un’occupazione stabile grazie a un intervento tempestivo, che ha impedito agli ospiti di registrare utenze o ricevere posta. Secondo un avvocato intervistato dalla stampa, in assenza di effrazione le autorità non intervengono, e la procedura di sfratto segue lo stesso iter previsto per un normale inquilino, potendo durare mesi o anni.

A Nizza, come riportato da Nice-Matin, si sono verificati diversi casi di falsi turisti che, dopo aver prenotato un alloggio per pochi giorni, hanno cambiato le serrature e trasferito le utenze a proprio nome. A Perpignan, un host ha raccontato di aver trovato la propria casa inaccessibile, con gli occupanti che gli avrebbero detto apertamente: «Ho cambiato le serrature e messo il contatore elettrico a mio nom». Anche nella regione di Parigi si registrano episodi simili: famiglie che avevano concesso le proprie abitazioni per brevi soggiorni si sono ritrovate con ospiti che, nel giro di pochi giorni, hanno cambiato serrature, registrato utenze e iniziato a ricevere posta all’indirizzo. In assenza di effrazione o violenza, la polizia non può intervenire e la legge considera questi occupanti come locatari legittimi, imponendo una procedura di sfratto giudiziario che può estendersi oltre i nove mesi.

Gli esperti sottolineano che i proprietari non possono agire direttamente. Un tentativo di rientrare con la forza può comportare fino a tre anni di carcere e 30.000 euro di multa per violazione di domicilio. Questo quadro normativo riflette l’impostazione storica della legislazione francese, che mira a evitare sfratti ingiustificati e situazioni di senza tetto, anche a costo di rendere più complesso il recupero degli immobili in casi di abuso.

Le difficoltà aumentano ulteriormente durante la cosiddetta “trêve hivernale”, il periodo compreso tra novembre e marzo in cui gli sfratti sono sospesi per legge, indipendentemente dalla situazione contrattuale. Anche le recenti riforme, che hanno accelerato le espulsioni in caso di occupazioni illegali, non coprono i casi in cui l’ingresso è avvenuto tramite un contratto legittimo, lasciando i proprietari di affitti brevi particolarmente esposti.

Il problema, tuttavia, non è nuovo. La falla normativa esiste da anni e riaffiora periodicamente, soprattutto nei casi di seconde case o affitti stagionali. La diffusione degli affitti tramite piattaforme digitali e la visibilità mediatica legata a grandi eventi, come le Olimpiadi di Parigi, hanno amplificato la portata del fenomeno. Le sanzioni più severe introdotte negli ultimi anni - fino a tre anni di carcere e 45.000 euro di multa - hanno migliorato solo parzialmente la situazione, poiché si applicano principalmente ai casi di effrazione.

Secondo il deputato Guillaume Kasbarian, promotore della legge sugli sgomberi rapidi, la soluzione potrebbe arrivare da una modifica legislativa o da una circolare del Ministero dell’Edilizia che permetta ai prefetti di avviare procedimenti di espulsione da sottoporre ai giudici amministrativi in caso di contenzioso.