Negli ultimi mesi il Marocco è stato attraversato da un nuovo movimento giovanile che sta rapidamente guadagnando attenzione nazionale e internazionale. Si chiama GenZ212 e rappresenta una generazione che reclama con forza riforme nei settori più fragili del Paese: sanità, istruzione e lavoro. Il nome GenZ212 non è casuale: fa riferimento alla Generazione Z e al prefisso telefonico internazionale del Marocco (212). 

La disoccupazione giovanile, che si aggira intorno al 35,8%, e un sistema sanitario pubblico in gravi difficoltà rappresentano i punti più critici al centro delle rivendicazioni. Molti manifestanti criticano le scelte del governo di investire in grandi progetti infrastrutturali - tra cui la costruzione di stadi e la preparazione per i Mondiali FIFA 2030 - mentre ospedali e scuole restano insufficienti. Da queste proteste è nato uno slogan ormai simbolico, contenuto nel manifesto del movimento: «Gli stadi ci sono, ma dove sono gli ospedali?»

Le manifestazioni hanno coinvolto diverse città, tra cui Rabat, Casablanca e Agadir. Parallelamente, il movimento utilizza i social network come Instagram, TikTok e X per diffondere messaggi, organizzare eventi e raccogliere sostegno. Le autorità hanno risposto con centinaia di arresti e con un rafforzamento delle misure di sicurezza. Tuttavia, la repressione sembra non aver indebolito il movimento, che al contrario continua a crescere in consensi e visibilità. 

Il fenomeno non riguarda soltanto il Marocco. A migliaia di chilometri di distanza, in Madagascar, un movimento analogo è esploso attorno al collettivo «Gen Z Madagascar», nato sui social network per denunciare le continue interruzioni di acqua ed elettricità. Dalla metà di settembre, migliaia di persone sono scese in strada nonostante i divieti prefettizi, la repressione della polizia e i coprifuoco. Come riporta la Bbc, il presidente Andry Nirina Rajoelinaha, ha annunciato che scioglierà il suo governo. 

La Gen Z ha avuto un ruolo fondamentale anche nelle proteste in Nepal: qualche settimana fa una protesta su larga scala ha provocato le dimissioni del primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli.