Il governo britannico ha annunciato ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina. La decisione è stata comunicata domenica dal primo ministro laburista Keir Starmer, che ha rivolto critiche severe a Israele, definendo «intollerabili» le condizioni di fame e distruzione che colpiscono la popolazione civile.

Nella stessa giornata, anche i governi di Canada, Australia e Portogallo hanno formalizzato il loro sostegno alla Palestina. Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto di crescente mobilitazione diplomatica: nelle ultime settimane, Francia e Belgio avevano già manifestato l’intenzione di procedere in tal senso.

L’annuncio arriva alla vigilia dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, durante la quale la crisi umanitaria a Gaza e la prospettiva della nascita di uno stato palestinese indipendente saranno tra i temi centrali. Sono previsti interventi sia del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Quest’ultimo, tuttavia, non potrà recarsi negli Stati Uniti insieme alla sua delegazione, a causa del mancato rilascio del visto da parte di Washington.

Netanyahu ha respinto le decisioni di Regno Unito, Canada e Australia, riaffermando la linea del suo governo di estrema destra. Il leader israeliano ha ribadito che il suo Paese non accetterà mai la creazione di uno stato palestinese e ha annunciato l’intenzione di espandere ulteriormente gli insediamenti in Cisgiordania.

Attualmente, la Palestina gode del riconoscimento della gran parte dei paesi di Asia, Africa, Europa orientale e America Latina, ma solo di pochi stati occidentali. Le recenti aperture hanno un forte valore politico e simbolico e mirano a esercitare pressioni su Israele affinché ponga fine al genocidio a Gaza.

Il riconoscimento di uno stato comporta in genere l’avvio di rapporti diplomatici formali, con scambio di ambasciatori o rappresentanze ufficiali.