«Palestina e Africa libere sono quelle che rifiutano le mappe fatte da altri»
di Melissa AgliettiPer le popolazioni africane, l’Africa e Gaza condividono «la stessa ferita cartografica», come scrive Jwan Zreiq, autrice palestinese, in un pezzo pubblicato sul sito “Africa is a country”, che si occupa di colonialismo e delle questioni sociali, politiche e culturali che interessano l'Africa. In effetti, anche l’organizzazione Africa4Palestine parte proprio da una mappa della Palestina per spiegare le ragione della sua lotta. «Il moderno Stato di Israele - si legge sul sito a corredo delle cartine della Palestina occupata - fu creato nel 1948 a spese dei palestinesi indigeni».
Il diverso rapporto di forza tra indigeni e coloni sta infatti nei bordi di una mappa. Come spiega ancora Zreiq «Il confine, che si tratti di un muro a Rafah o di una linea che attraversa l'Africa, non è semplicemente un segno di separazione. È un'arma che organizza l'espropriazione e instaura il dominio». Le mappe non sono neutre. «Questa è la differenza tra il rapporto indigeno con la terra e quello coloniale. L'indigeno dice: io appartengo alla terra. Il colonizzatore invece dice: la terra appartiene a me», sventolando una cartina geografica. La solidarietà verso Gaza, forte nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana, si scontra però con le relazioni diplomatiche di successo di Israele con 44 Paesi africani, il che ha messo in discussione il mantenimento di una posizione africana unitaria sulla Palestina.
Ma come spiega il ricercatore Kribsoo Diallo in un articolo sul Transnational Institute (TNI), «nonostante un calo dell'attivismo filo-palestinese, ampie fasce della popolazione considerano ancora il sostegno al popolo palestinese e alla sua causa parte dei valori africani collettivi, tra cui il rifiuto dell'occupazione e dello sfruttamento». «Credere nella liberazione significa uscire completamente dai confini, non solo da quelli tracciati intorno alla Palestina, ma anche da quelli imposti dagli stati nazionali e dagli ordini imperiali», scrive ancora Zreiq. «Significa vedere la lotta palestinese non come una questione isolata di territorio, ma come parte di un più ampio confronto con il colonialismo» e «smantellare l'intero ordine che ha reso i confini la condizione della vita politica».