Mwazulu Diyabanza, attivista congolese e fondatore del collettivo panafricano Unité, Dignité, Courage (UDC), dal 2014 è in prima linea nella campagna per la decolonizzazione dei musei europei. L’obiettivo è riportare in Africa opere e manufatti sottratti durante l’epoca coloniale e restituirli alle comunità d’origine.

Le sue azioni mirano non solo a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche a spingere i governi ad avviare programmi di restituzione, come già avvenuto in Francia con Benin e Senegal. Nel 2020, Diyabanza ha realizzato diversi interventi nei grandi musei europei: a volto scoperto e in diretta streaming, ha tentato di rimuovere opere che considera parte del patrimonio culturale africano, diffondendo i video attraverso i social.

«Dietro questo atto politico e simbolico [la riappropriazione di oggetti] c’è la lotta per la liberazione della nostra madrepatria africana da ogni forma di influenza e di dominio, ma anche la lotta per il recupero del nostro patrimonio culturale e spirituale», ha dichiarato in uno dei filmati. E ancora: «Quando combatti una lotta di liberazione, la tua persona non ha più importanza. È l’interesse collettivo che viene prima di tutto».

In un’intervista al New York Times, l’attivista ha spiegato l’origine del suo impegno: «Il fatto che abbia dovuto pagare con i miei soldi per vedere ciò che è stato preso con la forza, il patrimonio che appartiene al mio paese d’origine - in quel momento ho preso la decisione di mobilitarmi». 

Il 22 ottobre 2020, Diyabanza ha cercato di appropriarsi di una scultura del XVIII secolo proveniente dall’isola di Flores, in Indonesia, durante una diretta sui social. Il personale del museo è intervenuto subito, impedendo danni all’opera. Arrestato e detenuto per tre giorni nella periferia parigina, è stato processato il 3 dicembre. Il tribunale lo ha condannato a una multa di 5.000 euro, sospendendo la pena detentiva e vietandogli l’accesso ai musei.

Le sue azioni dividono gli esperti: per alcuni si tratta di un gesto «interessante», per altri di azioni che rischiano di «rovinare tutto». Il tema della decolonizzazione dei musei europei è tornato di recente al centro del dibattito grazie a un videogioco: in “Reloteed”, la missione da compiere è recuperare le opere d’arte presenti nei musei europei e restituirle agli Stati africani legittimi proprietari.