Con un post sul suo social Truth Donald Trump ha annunciato l’intenzione di classificare il movimento antifa alla stregua di un’organizzazione terroristica. «Sono lieto di informare i nostri numerosi patrioti americani che sto designando ANTIFA, UNA MALATA, PERICOLOSA, DISASTROSA ORGANIZZAZIONE DELLA SINISTRA RADICALE, COME UNA PRINCIPALE ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA», ha scritto. «Raccomanderò inoltre con forza che coloro che finanziano ANTIFA siano accuratamente indagati in conformità con i più alti standard e pratiche legali».

L’iniziativa arriva a pochi giorni dall’assassinio dell’attivista MAGA Charlie Kirk, vicino a Trump. La destra americana accusa l’attentatore, il 22enne Tyler Robinson, di essere un estremista di sinistra che ha agito spinto da motivazioni politiche. A supportare questa ipotesi c’è un’interpretazione strumentale di alcune incisioni ritrovate sui bossoli di Robinson. Se a prima vista richiamano rivendicazioni e slogan di sinistra come «Bella Ciao» e «Hey fascista, prendi questo», sono presumibilmente associati a sottoculture di internet apolitiche o di black humor spinto.

Nonostante il movente politico non sia accertato, Trump ha dipinto Kirk come una vittima della violenza della sinistra radicale. L’attentato è diventata un’occasione per attaccare gli avversari politici, a partire dal movimento antifa. L’annuncio via social però non ha un effetto immediato, e difficilmente potrà trovare applicazione. Già nel 2020 Trump aveva fatto la stessa dichiarazione, ma non intraprese azioni legali. La spiegazione principale è che ci sono regole stringenti sulle classificazioni dei gruppi estremisti da parte del Governo USA. Un criterio necessario è che il gruppo preso di mira «deve essere un’organizzazione straniera» (FTO). I membri di un gruppo FTO possono essere banditi dagli Stati Uniti o espulsi dal Paese, il Governo ha il potere di sequestrarne i finanziamenti e di perseguire i donatori. 

Tra le attuali FTO ci sono ad esempio gruppi legati all’ISIS e diversi cartelli della droga provenienti dall’America Latina. Ma non è chiaro come questi poteri possano essere estesi al movimento antifa, che è per sua natura destrutturato e si riferisce a un’ideologia politica con adesioni diffuse, senza una vera e propria organizzazione. Diversi esperti sottolineano poi che i diritti alla libertà di espressione garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti potrebbero comunque tutelare il movimento antifa, anche se Trump riuscisse a trovare un cavillo per identificarlo come FTO.

Intervistato dal New York Times, Mary McCord, che in passato è stato a capo della divisione per la sicurezza nazionale del Dipartimento di Giustizia conferma che «Trump può dichiarare quello che vuole, ma non esiste alcuna autorità legale per designare effettivamente un gruppo interno come organizzazione terroristica, anche ammesso che antifa sia un’organizzazione e non soltanto un’ideologia». Al momento «la sua dichiarazione non ha alcun impatto legale. Certamente non comporta accuse penali di terrorismo, come ad esempio fornire supporto materiale a un’organizzazione terroristica straniera».