La Gen Z nepalese ha scelto la nuova premier su Discord
Per la prima volta nella storia un capo di governo è stato scelto online. In Nepal la Gen Z ha trasformato Discord, piattaforma nata per le comunicazioni tra gamer, in un’arena politica, con l’appoggio dell’esercito. Dopo giorni di proteste, il blocco dei social network e incendi che hanno costretto il primo ministro KP Sharma Oli alle dimissioni, la fiducia dei giovani nepalesi nel sistema era crollata. La repressione ha causato decine di morti, il parlamento è stato sciolto e nuove elezioni convocate per marzo. Ma loro non hanno voluto aspettare: il premier ad interim, almeno fino ad allora, lo avrebbero scelto loro.
Sul canale Discord Youth Against Corruption del collettivo Hami Nepal - 160mila iscritti - si sono connessi in migliaia, tanti altri hanno seguito via YouTube. Ognuno poteva intervenire, fare domande ad attivisti ed esperti, proporre nomi. Dopo ore di discussione la rosa dei candidati si è ridotta a cinque: attivisti sociali, un politico indipendente, un avvocato popolare su YouTube e un’ex presidente della Corte Suprema. A vincere è stata proprio lei, Sushila Karki, 73 anni, nota per aver incarcerato un ministro corrotto, per aver difeso l’indipendenza della magistratura e per le sue battaglie per i diritti delle donne. Venerdì ha giurato come premier ad interim, promettendo di restare non oltre sei mesi.
Per i giovani nepalesi è stato un atto di rottura: «più trasparente dei giochi di potere a porte chiuse». Su Discord tutti potevano parlare senza paura di ritorsioni. Ma non sono mancati rischi e tentativi di manipolazione, tra infiltrati monarchici, fake news e account falsi. Tanto che gli organizzatori hanno aperto una stanza di fact-checking per smontare le bufale in tempo reale. È un esperimento radicale di democrazia digitale, nato da una generazione cresciuta conoscendo solo governi corrotti e instabili: quattordici in quindici anni.
Per molti discutere online di scioglimento del parlamento e di governo provvisorio è stato un esperimento di democrazia. Tra entusiasmo e trauma - dopo i morti, le fiamme e la repressione - resta l’incertezza sul futuro. Ma una cosa è chiara: «questa generazione non accetta più che la politica sia un affare di pochi».