Charlie Kirk, uno dei principali attivisti e influencer conservatori statunitensi, caro amico del figlio del presidente Donald Trump , Don Jr., è stato assassinato durante un evento di un format di dibattiti pubblici che portava abitualmente nelle università statunitensi, “The American Comeback Tour”. Kir si trovava nel campus della Utah Valley University a Orem, nello Utah. 

Kirk, 31 anni, era un esponente di spicco dell'ecosistema MAGA, acronimo dello slogan “Make America Great Again”, movimento populista e ultranazionalista che sostiene Trump. Su questo Kirk aveva pure scritto un libro “La Dottrina Maga”, che lo aveva reso milionario, mentre nel 2012 - a 18 anni - aveva fondato un organizzazione politica giovanile per promuovere idee conservatrici, Turning Point USA, con sezione in 850 college. Onnipresente e seguito da milioni di persone sui social, ha contribuito alla rielezione di Donald Trump, riversando denaro e volontari negli stati in bilico. Per alcuni avrebbe essere un candidato presidenziale, prima o poi.

Kirk al momento dell’uccisione stava parlando proprio di armi da fuoco, di cui era un fervente sostenitore, proprio mentre nel frattempo in Colorado, a Evergreen High School, due studenti sarebbero rimasti feriti e uno sarebbe morto a causa di una sparatoria. «Che ci sia ogni anno qualche morto per arma da fuoco è sfortunatamente il prezzo che bisogna pagare per conservare il secondo emendamento (che garantisce il diritto dei cittadini di possedere e portare armi ndr) che è quello che ci permette di proteggere i nostri altri diritti, che ci sono stati dati da Dio», aveva commentato due anni fa Kirk, che era anche un fervente cristiano, a proposito di un’altra sparatoria in un’altra scuola. 

Nel canale conservatore Fox News, Jesse Watters, popolare personaggio televisivo, ha parlato della «necessità di reagire in qualche modo». «Siamo tristi, arrabbiati e determinati, e vendicheremo la morte di Charlie nel modo in cui Charlie vorrebbe che fosse vendicata. Che lo vogliamo accettare o no, i democratici sono  in guerra con noi! E cosa faremo? Quanta violenza politica tollereremo?». Matt Forney, un giornalista di destra noto per i suoi contenuti razzisti e misogini, ha definito l'assassinio di Kirk «L’incendio del Reichstag americano», alludendo all'incendio del 1933 al palazzo del Parlamento tedesco, utilizzato dal partito nazista come pretesto per sospendere le tutele costituzionali e arrestare gli oppositori politici.

Su Patriots.win, invece, un sito web di estrema destra dove da anni si riuniscono alcuni dei più accaniti sostenitori di Trump, si possono leggere post come «Avviate l'estinzione dei democratici». Su X, importanti esponenti della destra non solo stanno attribuendo la colpa dell'attacco al «Partito Democratico», ma chiedono anche che le «forze dell'ordine intervengano con repressione contro i progressisti e la sinistra come gruppo». Mentre l’universo Maga incita alla violenza, il presidente Donald Trump è stato più pacato, ordinando bandiere a mezz’asta e definendo Kirk «leggendario», attribuendo il suo omicidio ai media e alla «sinistra radicale» per aver «demonizzato coloro con cui non è d'accordo».

Tuttavia, i principali esponenti repubblicani e democratici hanno condannato quanto accaduto. Per il New York Times, però, l'uccisione di Kirk, «fa sorgere la possibilità che il Paese sia entrato in una fase ancora più pericolosa». «Sui social media, è facile trovare post di sinistra che si rallegrano della sua e suggeriscono che abbia avuto ciò che si meritava. A destra, le iniziali espressioni di dolore e shock sono state superate da aperte richieste di resa dei conti politica e vendetta».

«Il sistema politico americano sta crollando e molti dei suoi strumenti per contenere la violenza politica sono andati in frantumi», scrive Zack Beauchamp su Vox.com. «Il patto democratico è innegabilmente debole. I due principali partiti e i loro sostenitori si vedono sempre più non come partner, ma come minacce esistenziali per il rispettivo stile di vita». «I politologi Lilliana Mason e Nathan Kalmoe hanno dimostrato che, mentre pochi americani sostengono apertamente l'omicidio politico, una frangia crescente in entrambi i partiti è diventata aperta all'uso della violenza contro i propri avversari politici». La democrazia americana ha vissuto già altri omicidi politici, ma la tenuta democratica adesso è messa a serio rischio dalla «polarizzazione estrema». «È innegabilmente vero che Trump ha minato la struttura apartitica dello Stato americano, concentrando il potere nelle sue mani, anche sulle forze dell'ordine e sull'esercito», continua Beauchamp. «Di conseguenza, i democratici sono diventati sempre meno fiduciosi che la democrazia sopravviverà alla sua presidenza, e che i repubblicani rispetteranno le regole del gioco. Non c'è mai stato, 6 gennaio compreso, un momento più difficile per la moderna repubblica americana della seconda amministrazione Trump».