Da qualche tempo negli Stati Uniti, le aziende produttrici di giubbotti antiproiettile stanno commercializzando a genitori e scuole prodotti protettivi progettati per l'esercito. Negli ultimi dieci anni, negli Stati Uniti si sono verificate più di 230 sparatorie nelle scuole, tanto che l’anno scorso il vice presidente americano JD Vance - all’epoca candidato - disse che «le stragi a scuola sono un fatto della vita». Per il Gun Violence Archive, archivio online che raccoglie episodi di violenza armata, in generale quest’anno ci sono già state oltre 190 sparatorie di massa.

Gli zaini e gli altri oggetti di uso scolastico, come raccoglitori, portablocchi, astucci e felpe antiproiettili ma anche banchi e cattedre e lavagne, sono colorati, sono presenti in diverse fantasie e hanno un aspetto rassicurante, come qualsiasi altro prodotto pensato per il ritorno a scuola. Con la differenza però che si tratta di oggetti molto costosi. Come riporta Sofia Calvo nella newsletter “Da Costa a Costa”, «uno zaino non costa meno di 200 dollari, la felpa 450». E «nonostante siano pubblicizzati come tali, non sono testati né certificati da nessun ente». Tanto che «molti sono scettici sul fatto che siano effettivamente utili: gli oggetti antiproiettile sono molto pesanti e non sono abbastanza grandi da far scudo».

Questi prodotti forse riescono a rassicurare i genitori. Dall’altro lato, si sta delegando ai bambini la capacità di prendere decisioni tattiche in caso di pericolo.  Del resto, nessun genitore vorrebbe affrontare una discussione del tipo «ti do un giubbotto antiproiettile nel caso ci sia un attacco nella tua scuola» con il proprio figlio o figlia. «Armateci di libri, consulenti e risorse, non di giubbotti antiproiettile», ha affermato l’anno scorso Randi Weingarten, presidente dell'American Federation of Teachers. «È esasperante che, invece di avere il coraggio di risolvere il problema della violenza armata, ora dobbiamo affrontare la monetizzazione della paura».