La scrittrice irlandese Sally Rooney, autrice di bestseller come “Persone normali”, ha deciso di destinare i proventi dei diritti d’autore delle proprie opere, compresi quelli derivanti dalle trasposizioni televisive, al gruppo Palestine Action. Questo però potrebbe portarla a essere incriminata per terrorismo nel Regno Unito, un reato per cui sono previsti fino a 14 anni di carcere.

Il governo britannico ha infatti inserito recentemente l’organizzazione tra quelle considerate terroristiche, rendendo penalmente perseguibile qualsiasi forma di sostegno economico o materiale. «Mi limito a dire che ammiro e sostengo Palestine Action con tutto il cuore e che continuerò a farlo, anche se dovesse diventare un atto terroristico», ha detto la scrittrice.  Rooney ha criticato la legislazione antiterrorismo britannica, perché assimila a un reato persino azioni simboliche, come indossare una maglietta o partecipare a una manifestazione pacifica.

Nel Regno Unito oltre cinquecento persone sono state arrestate per aver preso parte a proteste legate alla causa palestinese. Le autorità considerano Palestine Action responsabile di danneggiamenti a sedi di aziende legate all’industria bellica, ma non di violenze contro persone. Da quando il gruppo è stato dichiarato organizzazione terroristica, più di 700 persone sono state arrestate, di cui oltre 500 in occasione di una manifestazione a favore della Palestina a Londra. Secondo i dati forniti dalla polizia britannica, metà delle persone arrestate ha più di 60 anni. «Palestine Action non è un gruppo armato. Non ha mai causato morti e non pone alcun rischio per la pubblica sicurezza», ha detto Rooney. «Tra i suoi metodi rientra la violazione della proprietà privata, cosa che è ovviamente illegale. Ma se uccidere 23 civili in un sito di distribuzione degli aiuti umanitari non è terrorismo, come possiamo accettare che invece sporcare con della vernice spray un aereo lo sia? Le proteste rispettose della legge non sono riuscite a fermare il genocidio. Più di 50 mila bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti. In quale momento, se non in questo, la disobbedienza civile è giustificata?».