Il governo israeliano ha deciso di approvare definitivamente un progetto di insediamenti illegali nella zona E1 dei Territori Occupati, che di fatto spezzerebbe in due la Cisgiordania e la possibilità di creare uno Stato di Palestina.  Il blocco E1 (East1), è un corridoio disegnato negli anni '90, ed è un'area di circa 12 chilometri quadrati tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim. Il progetto, che prevedeva la costruzione di circa 3.500 appartamenti in questa zona, era stato congelato nel 2012, dopo le pressioni di alcuni Paesi. Per i partiti religiosi e nazionalisti israeliani E1 è un tassello fondamentale per rafforzare la sovranità israeliana su Gerusalemme Est e impedire la nascita di uno Stato palestinese indipendente e contiguo.

Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze di Tel Aviv, ha detto che si tratta di «un passo significativo che cancella praticamente l’illusione dei due Stati e consolida la presa del popolo ebraico sul cuore della Terra d’Israele. Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti. Ogni insediamento, ogni quartiere, ogni unità abitativa è un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea».  «Insieme ai partner europei esortiamo il governo israeliano a collaborare con l’Autorità nazionale palestinese per rafforzare insieme la stabilità di tutta la regione», ha detto il Il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «La decisione israeliana di procedere con nuovi insediamenti in Cisgiordania è inaccettabile, contraria al diritto internazionale e rischia infatti di compromettere definitivamente la soluzione a due Stati, obiettivo per il quale il governo italiano sta continuando a lavorare con convinzione e il massimo impegno».

Per l’Autorità Nazionale Palestinese secondo la quale il progetto trasforma la West Bank in una «vera e propria prigione». «Consolida la divisione della Cisgiordania occupata in aree e cantoni isolati e geograficamente disconnessi – dice l’Anp – simili a vere e proprie prigioni, dove gli spostamenti tra di essi sono possibili solo attraverso i posti di blocco dell’occupazione, nel terrore delle milizie armate dei coloni sparse per tutta la Cisgiordania». Le conseguenze di queste azioni potrebbero portare allo scoppio di una nuova Intifada e uno stato di guerra perenne, da cui però la leadership di Benjamin Netanyahu potrebbe trarne vantaggio. Per l’organizzazione israeliana Peace Now che si batte contro gli insediamenti e a favore della soluzione dei due Stati: il progetto ha come unico scopo «sabotare ogni soluzione politica per Gaza e Cisgiordania». «Con il pretesto della guerra, Smotrich e la sua minoranza di amici messianici stanno creando un insediamento illusorio che dovremo abbandonare in caso di accordo. L’intero scopo dell’insediamento in E1 è sabotare una soluzione politica e precipitarsi verso uno stato di apartheid binazionale».

Intanto l'esercito israeliano sta procedendo conl’occupazione di Gaza. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale di brigata Effie Defrin, conferma che l’esercito dello Stato ebraico ha dato il via alla prima fase dell’invasione terrestre di Gaza City. «Abbiamo avviato le operazioni preliminari e le prime fasi dell’attacco: le nostre forze controllano già la periferia» della città, ha dichiarato Defrin, mentre il premier Benjamin Netanyahu ordina di accelerare le operazioni per conquistare le ultime roccaforti di Hamas a Gaza. Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha autorizzato ieri l'invasione dopo consultazioni con il Capo di Stato Maggiore, il Tenente Generale Eyal Zamir, e altri alti comandi. Gli obiettivi dell'operazione sono la conquista completa di Gaza City e dei suoi sobborghi, la liberazione degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas, lo smantellamento delle capacità militari di Hamas, l'eliminazione della leadership di Hamas e l'istituzione di una zona di sicurezza permanente lungo il confine israeliano. Sarebbero previsti corridoi umanitari e zone di evacuazione civile per facilitare gli aiuti durante l'avanzata delle truppe.