Netanyahu: «Occuperemo totalmente Gaza». Il piano finale è iniziato
«La decisione è presa: occuperemo totalmente Gaza». Con queste parole, riferite da fonti ufficiali all’emittente israeliana Channel 12 e al sito Ynet News, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha aperto un nuovo e inquietante capitolo della situazione in corso a Gaza. Nella Striscia si apre ora uno scenario che, da drammatico, rischia di diventare irreversibile. Il genocidio in atto entra in una nuova fase, ancora più estrema.
Netanyahu ha comunicato la sua intenzione: occupare tutto ciò che resta di Gaza, anche le aree che finora non erano state ancora raggiunte dai soldati dell’IDF (ma colpite comunque dai bombardamenti). Attualmente, le Forze di difesa israeliane (Idf) controllano circa il 75% della Striscia: il nuovo obiettivo è estendere l’occupazione al restante 25%, con conseguenze potenzialmente devastanti per la popolazione civile.
Il piano di invasione totale non è ancora formalmente approvato: dovrà passare attraverso il gabinetto di guerra. Ma le divisioni sono profonde. Sei membri sarebbero favorevoli, sette contrari. Il ministro della Difesa Israel Katz potrebbe decidere il risultato. Netanyahu però ha già messo in chiaro che chi si oppone è fuori. «Se il capo di Stato maggiore Eyal Zamir non è d’accordo, può dimettersi», hanno dichiarato funzionari governativi.
Intanto, si epura l’apparato statale. È stata rimossa la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, colpevole di opporsi alla riforma giudiziaria e di portare avanti il processo per corruzione contro lo stesso Netanyahu. Anche Yuli Edelstein, che criticava l’esenzione dal servizio militare per gli ultraortodossi, è stato rimosso. L’intero equilibrio istituzionale israeliano è ormai subordinato alla volontà di un premier in caduta libera, politicamente e moralmente.
Netanyahu ha ormai chiarito che non ci sarà alcun accordo con Hamas, né per una tregua né per il rilascio degli ostaggi. Israele e Stati Uniti – secondo fonti israeliane – puntano solo su una resa incondizionata del movimento. Una pretesa che equivale a rifiutare ogni soluzione diplomatica. E mentre la diplomazia viene soffocata, l’invasione totale rischia di segnare l’annientamento di ciò che resta di Gaza.
Nel silenzio, o nella complicità, di gran parte della comunità internazionale, l’occupazione completa di Gaza si configura come il colpo finale a una popolazione martoriata da mesi di morte, fame e isolamento. L’ultranazionalismo israeliano, rappresentato da Ben Gvir, Smotrich e altri falchi del governo, spinge verso l’annessione. Verso una “soluzione finale” che non osa dire il proprio nome.