Vuoi dare le dimissioni? In Giappone c'è un'agenzia che ci pensa al posto tuo
In Giappone da qualche tempo esistono agenzie che possono dare le dimissioni al posto tuo. In questo modo, si evitano spiacevoli incontri con datori di lavoro e superiori. Si tratta di un'attività che mette in luce le distorsioni del mondo lavorativo giapponese, noto per essere tra i più ansiogeni e ultra-performativi al mondo.
Questi servizi sono nati con la pandemia, ma nelle scorse settimane hanno acceso un vero e proprio dibattito, online e nella vita reale, scaturito da una giornata a suo modo emblematica. Il 1º aprile segna l’inizio del nuovo anno fiscale in Giappone, perciò è anche il momento in cui molte aziende accolgono i nuovi assunti appena laureati.
Ma quest’anno, ha scritto l'agenzia Momuri in un post, sono arrivate quattro richieste di dimissioni proprio durante il primo giorno di lavoro. Il post è stato pubblicato alle 9:51 del mattino del 1º aprile. Si ritiene quindi che i 4 dimissionari abbiano deciso di licenziarsi dopo solo un paio d’ore.
Servizi come Momuri ricevono fino a 50mila yen (circa 290 euro) per comunicare alle aziende che il lavoratore non si presenterà più. Un articolo del Washington Post racconta il fenomeno. Momuri è nata proprio per aiutare chi vuole evitare una conversazione ritenuta «scomoda». Secondo il presidente dell’azienda, oggi gestisce «circa 2.500 casi al mese, rispetto ai 200 del 2022». L’80% dei clienti avrebbe tra i 20 e i 30 anni, ma non mancano anche dimissionari più adulti. Uno aveva addirittura «83 anni».
Molti si rivolgono a questi servizi per evitare capi aggressivi, mobbing e ansia, spesso dovuta alla pressione sociale o al contesto lavorativo tossico. «Alcuni lo fanno dopo aver trovato il coraggio di parlare con i superiori, ma avendo trovato resistenza», scrive il Washington Post.
Il boom è iniziato con la pandemia, che ha incrinato l’ideale del “salaryman”, il lavoratore fedele a vita, anche a costo della salute mentale. Ideale in crisi anche in contesti diversi, dalla Cina all'Europa. «Per decenni, il mercato del lavoro giapponese è stato dominato da occupazione a vita, aumenti di stipendio legati all’anzianità e orari estenuanti», scrive il giornale americano.
Ora i lavoratori hanno più scelta. Perché «ci sono molte più opportunità sul mercato e i lavoratori hanno più possibilità» di trovare lavoro, spiega Kaoru Tsuda, una ricercatrice che vive a Tokyo.
Dimettersi però resta ancora un tabù. «Quando raggiungono il punto di rottura — quando pensano “non ce la faccio più” — potrebbero non essere in grado di dirlo», spiega Keiko Ishii, professoressa di Nagoya. Anche per questo motivo pare che i servizi di licenziamento siano sempre più popolari nel Paese.