«Voglio andare in paradiso, perché almeno lì c’è il cibo»
Mentre procedono le attività della Gaza Humanitarian Foundation, la ong sotto controllo israeliano che distribuisce cibo alla popolazione in condizioni ritenute critiche e mortali, 109 organizzazioni internazionali hanno firmato un comunicato congiunto per chiedere ai Governi di intervenire.
A Gaza arrivano solo 28 camion al giorno, perché alle agenzie umanitarie – che hanno le capacità e le scorte per supportare la popolazione – è stato vietato l’accesso nella Striscia. La soluzione è «aprire tutti i valichi di terra», «ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, forniture mediche, materiali per rifugi e carburante attraverso un meccanismo guidato dall’ONU e basato sui principi umanitari». Infine, serve spezzare «l’assedio e concordare un cessate il fuoco immediato».
«Al 13 luglio, l’ONU ha confermato che 875 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo, 201 lungo le rotte umanitarie e il resto nei punti di distribuzione, mentre migliaia di altri sono rimasti feriti», si legge nel comunicato. Anche gli stessi operatori locali delle ong subiscono le conseguenza dell’assedio. Gli operatori umanitari si ritrovano nelle stesse file per il cibo, che puntualmente vengono raggiunte da attacchi mortali che provocano decine di morti al giorno. Tutto ciò colpisce una popolazione che conta due milioni di sfollati: l’ultimo ordine di evacuazione, emesso il 20 luglio, ha confinato i gazawri in meno del 12% del territorio della Striscia. In queste condizioni, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) è impossibilitato a intervenire.
«La fame imposta ai civili come metodo di guerra è un crimine di guerra», denunciano le organizzazioni. «Proprio fuori da Gaza – e persino al suo interno – tonnellate di cibo, acqua potabile, forniture mediche, materiali per rifugi e carburante restano inutilizzate, con le organizzazioni umanitarie bloccate e impossibilitate ad accedervi o a distribuirle. Le restrizioni, i ritardi e la frammentazione imposti dal governo israeliano sotto assedio totale hanno generato caos, fame e morte». Come racconta un operatore, «i bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché almeno lì c’è il cibo». I medici, sentiti dalle ong, parlano di tassi altissimi di malnutrizione acuta, che in particolare colpisce bambini e anziani. Descrivono scene quotidiane di persone che collassano a terra, affamate e disidratate.
«Soluzioni frammentarie e gesti simbolici, come i lanci aerei o accordi umanitari difettosi, servono solo a mascherare l’inazione – denunciano le organizzazioni –Non possono sostituire l’obbligo legale e morale degli Stati di proteggere i civili palestinesi e garantire un accesso umanitario reale e su larga scala. Gli Stati possono e devono salvare vite umane, prima che non ne restino più da salvare». Ma ad oggi manca la volontà politica dei Governi che possono fare pressione su Israele.