La Colombia annuncia l'uscita dalla NATO: «Non possiamo stare al fianco di chi bombarda i bambini»
Durante la Conferenza internazionale su Gaza, conclusasi a Bogotá il 16 luglio 2025, il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato una decisione destinata a segnare una frattura profonda nelle relazioni internazionali della Colombia: il Paese cesserà di essere partner globale della Nato, unico in America Latina a detenere questo status.
«Dalla Nato dobbiamo uscire, non c’è altra strada» ha dichiarato Petro di fronte ai rappresentanti del Gruppo dell’Aia, l’alleanza di nove Paesi del Sud globale (tra cui Sudafrica, Cile, Malesia, Bolivia e Senegal) impegnati nella promozione di azioni diplomatiche ed economiche contro il governo israeliano. «Cosa ci facciamo noi nella Nato? Non è arrivato il momento di un’altra alleanza militare? Come possiamo stare con eserciti che lanciano bombe sui bambini? Non sono eserciti della libertà, ma dell’oscurità» ha proseguito il presidente colombiano.
L’uscita dalla Nato rappresenta ben più di un semplice riposizionamento diplomatico: è un atto politico di rottura verso gli Stati Uniti e i partner europei. Petro ha sottolineato come la relazione con l’Europa non possa più proseguire attraverso governi che «tradiscono i loro popoli e aiutano a sganciare bombe sui bambini».
«Dobbiamo dire all’Europa che, se vuole stare con l’America Latina o con l’Africa, deve smettere di aiutare i nazisti» ha incalzato Petro. «E dobbiamo dire al popolo americano che deve smettere di aiutare i nazisti». Il presidente colombiano ha quindi rilanciato l’idea di una nuova alleanza internazionale, evocando la nascita di un «esercito della luce» composto da popoli che rifiutano l’attuale ordine dominato dall’Occidente.
Nel suo intervento, Petro non ha risparmiato neppure il proprio governo, denunciando il mancato rispetto del decreto dell’agosto 2024 che vietava l’esportazione di carbone a Israele. La Colombia, infatti, è uno dei principali fornitori del carbone utilizzato per la produzione di energia elettrica israeliana. «Non una sola tonnellata in più di carbone deve contribuire a uccidere bambini palestinesi» ha affermato, accusando funzionari del suo esecutivo di aver annacquato il significato politico del decreto.
La Colombia era diventata partner globale della Nato nel 2017, durante il governo di Juan Manuel Santos. L’accordo fu ufficializzato nel 2018, a pochi giorni dalla fine del suo mandato. Pur senza obblighi militari diretti, il partenariato permetteva una cooperazione strategica in ambiti come il contrasto al narcotraffico e al terrorismo, la sicurezza informatica e la formazione militare.
Nel 2021, Bogotá aveva firmato un programma di partenariato individuale su misura, rafforzando ulteriormente la collaborazione con l’Alleanza atlantica. Fino ad oggi, la Colombia era l’unico Paese dell’America Latina ad aver raggiunto un simile livello di intesa con la Nato.
La decisione di Petro è destinata a generare reazioni forti. Da un lato, riflette la volontà crescente dei Paesi del Sud globale di affermare un’autonomia politica e una visione alternativa all’egemonia occidentale. Dall’altro, tuttavia, espone la Colombia a potenziali rischi politici ed economici, tra cui ripercussioni commerciali e tensioni interne a un governo non sempre compatto nel seguire la visione radicale del presidente.
Petro, però, è apparso determinato: «Ci aiuteranno altri popoli» ha dichiarato, ribadendo la sua convinzione che la solidarietà tra le nazioni possa sostituire i vecchi meccanismi di potere militare e commerciale.