Un razzo lanciato dalle forze armate israeliane ha colpito Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, causando la morte di almeno 15 civili. Tra le vittime, secondo fonti locali, ci sono dieci bambini di età compresa tra i 2 e i 14 anni. I piccoli si trovavano con le madri davanti alla clinica pediatrica del “Project Hope”, in attesa dell’apertura per ricevere latte in polvere e beni di prima necessità.

«All’improvviso è caduto il razzo, probabilmente lanciato da un drone. La polvere ha invaso la strada, non riuscivo a muovermi. Ero paralizzata, non sono riuscita nemmeno ad aiutare i feriti», ha raccontato Doaa Alharazee a La Repubblica.
Secondo testimoni, l’attacco sarebbe avvenuto senza alcun preavviso, in un’area affollata di civili. L’ennesima strage arriva mentre a Doha, in Qatar, sono in corso negoziati tra Israele e Hamas per un possibile cessate il fuoco. In una nota, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno dichiarato: «Abbiamo colpito un militante di Hamas coinvolto negli attacchi ai kibbutz del 7 ottobre». L’esercito ha inoltre precisato che «l’incidente è oggetto di indagine» e ha espresso «rammarico per ogni danno arrecato a civili non coinvolti».

Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha presentato un piano per confinare l’intera popolazione di Gaza in una zona recintata e militarizzata nel sud della Striscia. Gaza, secondo il piano, resterebbe circondata da macerie, che però non sarebbero ancora “abbastanza”. I bulldozer donati martedì dagli Stati Uniti, considerati essenziali per la distruzione sistematica del territorio, non bastano: mancano i conducenti.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal Guardian, l’esercito israeliano avrebbe intensificato il reclutamento di civili per operazioni di demolizione, non solo a Gaza ma anche in Libano e Siria. Negli ultimi due mesi sono cresciuti esponenzialmente gli annunci sui social network per arruolare conducenti di bulldozer disposti ad abbattere infrastrutture nelle aree colpite.