Gaza, oltre 200 morti in due giorni: nuove stragi durante la distribuzione degli aiuti
Mentre la guerra tra Israele e Iran si estende, coinvolgendo anche gli Stati Uniti, la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare senza sosta. Negli ultimi due giorni, secondo il ministero della Salute di Gaza, sono state uccise dall'Idf 202 persone, molte delle quali mentre attendevano aiuti umanitari.
I reporter dell’agenzia France Presse riferiscono che solo nella mattina del 22 giugno sono stati 17 i palestinesi uccisi dall'esercito israeliano in attesa di ricevere cibo nei centri gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, l’unica organizzazione autorizzata da Israele a distribuire viveri nella Striscia da quasi un mese. In totale, sono almeno 450 le vittime registrate durante queste attività negli ultimi 30 giorni. Altre persone sono state colpite durante operazioni militari a Gaza City, Khan Younis e lungo il corridoio di Netzarim, che da mesi divide la Striscia. I feriti nelle ultime 24 ore superano le mille unità. Dall’ultimo cessate il fuoco di marzo, sono stati 5.599 i palestinesi uccisi, mentre dal 7 ottobre 2023 i morti complessivi sono oltre 55.900.
La situazione si fa ogni giorno più disperata. In un video diffuso online, un ragazzino palestinese dice: «Abbiamo fame, cerchiamo farina, mangiamo sabbia». Il giornalista di Al Jazeera Hani Mahmoud, da Gaza City, racconta: «L’impressione è che Israele stia sfruttando il focus sull’Iran per intensificare gli attacchi contro i palestinesi. All’ospedale Al Shifa, un intero complesso è stato ridotto a un solo reparto dove un pronto soccorso cerca di assistere migliaia di feriti». Le agenzie umanitarie denunciano come le zone sicure si restringano continuamente e milioni di persone siano ammassate in tende senza accesso ai servizi sanitari essenziali. Da settimane manca acqua pulita, medicine e cibo.
L’esercito israeliano ha dichiarato Gaza "teatro secondario" dopo l’attacco all’Iran, suscitando timori tra i palestinesi di un possibile calo di attenzione internazionale proprio mentre la crisi si aggrava ulteriormente. Maryam Al-Shafie, vedova di 65 anni, ha raccontato al Guardian: «Da quando sono iniziati gli eventi tra Iran e Israele, è stata una catastrofe per noi. La situazione è diventata ancora più insopportabile. Ci aspettavamo un alleggerimento della pressione su Gaza, ma è peggiorata. Nessuno ne parla — tutte le notizie riguardano ciò che succede in Iran.» Le scorte di cibo e medicinali si sono drasticamente ridotte dall’inizio dell’anno. Molti centri di distribuzione non autorizzati da Israele sono rimasti senza rifornimenti. Gli ospedali della Striscia operano in condizioni critiche, con scarsità di farmaci e personale esausto. Secondo le Nazioni Unite, il 45% delle forniture mediche essenziali è esaurito e un altro 25% rischia di terminare nelle prossime settimane.
«Abbiamo imparato a vivere senza tante cose. Senza le nostre case, senza sicurezza, senza i nostri cari. Abbiamo persino imparato a resistere senza cibo per una settimana o più. Ma non possiamo sopravvivere senza acqua». Così riassume la situazione un portavoce dell’Unicef, James Elder, che ha definito Gaza nel momento più critico dall’inizio della guerra, in particolare per i bambini, ma non solo. Il 60% degli impianti che producono acqua potabile è fuori uso, e presto anche il restante 40% smetterà di funzionare a causa del blocco di carburante imposto da Israele, che prosegue da oltre cento giorni. Tel Aviv ha tagliato l’elettricità, e la benzina è l’unico modo per alimentare i generatori che garantiscono la desalinizzazione e la distribuzione dell’acqua. «In una guerra già definita dalla sua brutalità, Gaza ora barcolla sull’orlo del baratro — ha aggiunto Elder —. Se il blocco di carburante non terminerà, i bambini inizieranno a morire di sete». Già oggi, gli asini hanno sostituito i camion per il trasporto idrico dai principali punti di distribuzione, un tentativo estremo di mantenere attivo un sistema al collasso. Gli asini possono trasportare fino a 500 litri d’acqua, mentre un camion ne carica 15.000. Tuttavia, anche gli asini sono allo stremo.
La situazione nutrizionale dei minori è particolarmente critica. Tra aprile e maggio 2025, il numero di bambini tra i sei mesi e i cinque anni ricoverati per malnutrizione acuta è aumentato del 50%. Il dottor Ahmad Al-Farra, direttore del reparto di pediatria presso il complesso medico dell’ospedale Nasser di Khan Younis, ha fatto sapere che le scorte di latte in formula sono quasi esaurite. Mohammed Zuhair, dalla zona di Beit Lahiya, ha raccontato al Guardian: «Lo spostamento dell’attenzione mondiale verso l’Iran è un disastro per Gaza, specialmente in un momento di fame estrema. Il mondo ci ha dimenticati, mentre viviamo un’agonia sotto assedio, blocco e mancanza di cibo e medicine».