La Spagna dice no a NATO e USA: «Non aumenteremo la spesa militare»
La Spagna dice no all’aumento delle spese militari. In una dura lettera indirizzata al segretario generale della NATO, Mark Rutte, il primo ministro Pedro Sánchez ha respinto la proposta dell’Alleanza di portare gli investimenti per la Difesa al 5% del PIL entro il 2032. Una richiesta che Sánchez ha definito «irragionevole e controproducente», e «incompatibile con il nostro sistema di welfare e con la nostra visione del mondo».
La proposta della NATO arriva dopo settimane di pressioni, in particolare da parte degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha più volte sollecitato gli alleati ad aumentare la spesa militare, oggi ferma intorno al 2% del PIL nella maggior parte dei Paesi membri. Il tema sarà centrale nel prossimo vertice dell’Alleanza atlantica, in programma a L’Aia il 24 e 25 giugno.
Secondo Rutte, l’obiettivo del 5% potrebbe essere suddiviso in due componenti: il 3,5% per spese militari dirette e l’1,5% per sicurezza più ampia, che includa cybersicurezza e controllo delle frontiere. I Paesi Bassi e la Svezia sono stati tra i primi a sostenere apertamente la proposta.
La Spagna, invece, si schiera con un gruppo di alleati critici nei confronti dell'iniziativa, tra cui Canada, Belgio e Lussemburgo. Anche il ministro delle Finanze portoghese, Joaquim Miranda Sarmiento, ha espresso dubbi: «Non credo esista una cifra magica che definisca la nostra capacità di difesa», ha dichiarato in occasione di una riunione dell’Eurogruppo.
Spagna contro NATO e USA: «Non aumenteremo le spese militari»
L’Italia si è detta favorevole alla proposta, ma ha chiesto tempi più lunghi – almeno dieci anni, contro i sette richiesti oggi – e condizioni più flessibili. Una posizione che, con il probabile sostegno anche del Regno Unito, dovrebbe rappresentare la base dell’intesa finale.
Nel 2024, la Spagna è risultata il Paese NATO con la spesa militare più bassa, con meno del 2% del PIL destinato alla Difesa. Lo scorso aprile, Sánchez aveva annunciato un aumento di 10,5 miliardi di euro nel 2025 per raggiungere il target del 2%. Tuttavia, ha ribadito che il Governo non è disposto ad andare oltre quella soglia. «Ogni Paese ha il diritto di scegliere fino a che punto vuole spingersi. Come alleato sovrano, la Spagna ha deciso di non aderire a questi livelli di spesa», ha sottolineato il premier.
La posizione spagnola mira a rispettare gli impegni già stimati dalle sue forze armate, con un obiettivo fissato attorno al 2,1% del PIL, senza però accettare nuove soglie imposte dall’esterno.
In ambito NATO, tuttavia, le decisioni richiedono consenso unanime e non esistono strumenti di veto: l’unico modo per sottrarsi all’impegno formale sarebbe, tecnicamente, lasciare l’Alleanza, ipotesi che Madrid esclude categoricamente.
Per evitare una rottura, Sánchez ha avanzato una proposta alternativa: inserire nella dichiarazione finale del vertice una clausola che lasci libertà di adesione agli obiettivi di spesa, oppure un’esenzione esplicita per la Spagna. In questo modo, il traguardo del 5% resterebbe valido per i Paesi che vorranno sottoscriverlo, senza però diventare un obbligo vincolante per tutti.